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Recensione film: "Prince Avalanche"

TORINO 2 gen (Però Torino) - Il suo lungometraggio d'esordio George Washington, aveva colpito la giuria del Torino Film Festival, che l'aveva decretato vincitore della competizione nel 2001.

Dopo aver vinto un premio speciale per Real Girls al Sundance, ed essere stato prodotto da Terence Malick per Undertow, ha scelto di virare verso un cinema più mainstream, sempre fortemente radicato nella cultura americana, ma più accessibile.

Indubbiamente ad interessare David Gordon Green sono gli outsiders, quei personaggi fuori dall'ordinaria quotidianità. In Prince Avalanche, presentato nella categoria Festa mobile, i protagonisti sono Lance e Alvin, due giovani ragazzi che si ritrovano in questa landa desolata del Texas a ridipingere le indicazioni stradali per dei turisti che forse non passeranno mai.

Inizialmente i due sembrano non avere punti in comune, ma due avvenimenti (la gravidanza di una donna frequentata da Lance e la fine della storia di Alvin, proprio con la sorella del suo compagno di lavoro) rappresenteranno il collante affinché le loro solitudini trovino fine in un rapporto d'amicizia.

Bellissima la fotografia, eccellente l'interpretazione di Paul Rudd e Emile Hirsch, che avevano già dimostrato le loro capacità in diversi film di successo ( tra i quali Romeo + Juliet e Into the wild).

Interessante lo stile con cui Gordon Green ha trattato il tema, ma il contenuto del lungometraggio risulta un po' carente.

Un soggetto più forte avrebbe di certo reso questa pellicola un ottimo film, così com'è rimane uno dei tanti.

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