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Il duo Zimerman e Kremer per i concerti dell'Unione Musicale eseguirà le Sonate di Beethoven Stampa
Scritto da Mara Martellotta   
Giovedì 11 Novembre 2010 17:26

Venerdì 26 novembre all’Auditorium del Lingotto il grande virtuoso del pianoforte Krystian Zimerman, insieme al violinista Gidon Kremer, eseguirà di Beethoven  la Sonata in sol maggiore op. 30 n. 3, la Sonata in la maggiore op. 47, a Kreutzer, e la Sonata in sol maggiore op. 96.

New York, 1970. Nella Alice Tully Hall del Lincoln Center, 65th fra Broadway e la Amsterdam, due musicisti fanno il loro ingresso sul palco davanti a una platea di oltre mille persone, salutati da più di un minuto di applausi prima di iniziare a suonare. Sono David Oistrakh al violino e Sviatoslav Richter al pianoforte, personalità già allora leggendarie, unite da una collaborazione non sporadica in duo nei primi anni Settanta. Il programma comprendeva la Sonata op. 30 n. 1 di Beethoven e la Sonata op. 108 di Brahms. In quel 1970 Gidon Kremer, poco più che ventenne e allievo dei corsi di perfezionamento di Oistrakh, vinse il Concorso «Čajkovskij» di Mosca dopo aver già trionfato, l’anno prima, al Concorso «Paganini» di Genova. Krystian Zimerman, di nove anni più giovane, non aveva che quattordici anni e si diplomava in pianoforte al Conservatorio di Katowice, in Polonia. Per la vittoria al Concorso «Chopin» di Varsavia doveva ancora attendere di compiere diciotto anni, nel 1975, e per stringere un rapporto di amicizia con Sviatoslav Richter avrebbe dovuto aspettare ancora di più, rimanendo però così impressionato dalla sua conoscenza da professarsi idealmente suo allievo. Kremer e Zimerman sono gli eredi designati di quel duo magnifico, Oistrakh-Richter, del quale restano poche tracce registrate, fra cui il video del concerto alla Alice Tully Hall. C’è in loro la stessa capacità di stare al passo con la tradizione senza musealizzarla, ma rinnovandola, la stessa visione della musica come di un’arte non separata dal resto della vita culturale, sociale, politica, ma profondamente integrata con tutto quanto la circonda.

Per entrambi, del resto, la musica è stata parte integrante della vita talmente presto da diventare lo sguardo tramite il quale hanno incontrato il mondo. Le loro sono vite parallele, e per molti versi affini, che si incontrano elettivamente, se non proprio per una predestinazione. Kremer nasce a Riga, in Lettonia, inizia a suonare il violino prima ancora di andare a scuola, passa un’infanzia sovietica da cui la musica riesce appena a sollevarlo e subito dopo la caduta del Muro comincia un’attività militante nei confronti del suo paese d’origine. Fonda un’orchestra formata da giovani dei paesi baltici, la Kremerata Baltica, la associa a un festival da lui ideato e diretto fin dal 1981 in Austria, a Lockenhaus, moltiplica le esecuzioni di nuovi autori che la politica culturale di regime aveva tenuto ai margini o ignorato: Alfred Schnittke, Arvo Pärt, Giya Kancheli, Sofia Gubaidulina, Valentin Silvestrov. Zimerman è polacco. Di Kremer condivide la nascita in una famiglia di musicisti, gli inizi precocissimi, l’esperienza della vita quotidiana nei paesi del blocco orientale e l’attenzione per i mutamenti politici di quell’area, da lui sentiti con una nota chopiniana di nazionalismo. Entrambi, Kremer e Zimerman, condividono anche un atteggiamento molto autonomo nei confronti del mercato musicale o della routine concertistica, sia pure procedendo su binari diversi. Kremer è un concertista instancabile che produce sempre nuovi progetti, dedica alla musica contemporanea un’energia maggiore di quella di qualsiasi altro grande interprete al mondo, dirige orchestre, organizza più di un festival, si getta con entusiasmo in esperimenti, collaborazioni e giochi che lo allontanano dai ruoli convenzionali. Zimerman si limita invece a cinquanta concerti l’anno, dedica tempo all’insegnamento e alla ricerca nella tecnologia elettronica del suono e in quella costruttiva del pianoforte: l’uso di una colla speciale, scambiata per esplosivo dalla Sicurezza dell’aeroporto JFK di New York, fu all’origine del sequestro e della distruzione del suo Steinway personale poco dopo l’11 settembre 2001.

Nel 2006 erano già stati a Torino per un concerto memorabile dedicato a Brahms; ora si presentano con tre Sonate di Beethoven: viaggiando nel solco aureo della classicità il loro modello resta pur sempre quello di chi ha saputo innovare e riproporre al presente con occhi nuovi, non certo quello di una passione antiquaria.

 

Per Guida all’Ascolto, mercoledì 24 novembre, al teatro Vittoria, alle 18, interverranno il violinista Piergiorgio Rosso, il pianista Antonio Valentino. Relatore Alberto Bosco.

 

 

 

 

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