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| Dal 30 marzo al 1° aprile la pianista Yuja Waga eseguirà musiche di Rachmaninov |
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| Scritto da Mara Martellotta |
| Mercoledì 16 Marzo 2011 15:23 |
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Mercoledì 30 marzo, alle 21, al Conservatorio, per la serie pari dell’Unione Musicale la pianista Yuja Waga eseguirà al pianoforte musiche di Rachmaninov, Schubert, Skrjabin, Musorgskij, Mendelssohn e Saint Saens. All’Auditorium Rai giovedì 31 marzo, alle 20.30 per il turno rosso, e venerdì 1° aprile, per il turno blu, l’Orchestra Sinfonica della Rai, diretta da Mikko Franck, e la pianista Yaja Wang eseguiranno il concerto n. 3 opera 30 di Rachmaninov e il poema sinfonico intitolato “Les préludes” di Liszt. A diciannove anni Yuja Waga ha debuttato con la New York Philharmonic e Lorin Maazel. Da quel momento, era il 2006, la Wang non si è più fermata, volando da Londra a Los Angeles, da Tokyo a San Pietroburgo, da Milano a Philadelphia, sempre al fianco di orchestre eccellenti e direttori prestigiosi. Su di lei hanno già scommesso - con successo - Yuri Temirkanov, Charles Dutoit, Michael Tilson Thomas e Pinchas Zukerman. Ma Yuja ha un debole per Claudio Abbado, che l’ha avuta come partner in concerto con la sontuosa Orchestra di Lucerna e, più di recente, su disco con la Mahler Chamber Orchestra. La pianista considera Abbado “una leggenda del podio”. Ritiene ci sia qualcosa di magico nel rapporto tra il suo gesto e la musica che ne scaturisce. Senza dire, poi, che fuori scena è un vero gentleman, elegante, circondato da un alone di affascinante mistero. Per lei Rachmaninov risulta un autore e un pianista di straordinaria originalità. A volte sembra che componga direttamente con il cuore, eppure - ben oltre la semplice emozione - ogni suo pezzo denota un senso della struttura acutissimo. Il suo Terzo concerto si è guadagnato, grazie soprattutto al film Shine, una fama quasi circense… La pianista lo considera un’opera capace di conciliare, miracolosamente, atmosfere e stati d’animo in apparenza contrastanti. Ha, infatti, una scrittura fitta, ma è luminosa negli esiti orchestrali. Vive sul filo della tensione continua, in termini armonici e formali, eppure riesce a distendersi in pause di quiete avvolgente. Saper rendere giustizia a tanta articolata inventiva non è facile: ecco perché si parla, magari a ragione, di cimento o di sfida. |




