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“Torino che guarda il mare” : come Mainolfi vede i torinesi Stampa
Scritto da CittAgorà   
Venerdì 15 Aprile 2011 14:26

“Torino che guarda il mare” : come Mainolfi vede i torinesi

14-04-2011

mainolfi a palazzo madama Se l’arte riflette i sentimenti di una società, è plausibile aspettarsi da un’artista qualcosa che, durante questi festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità mainolfi a palazzo madama d’Italia, riporti la profonda riflessione sulla propria identità che passa per la testa ad ogni nostro concittadino. Ed è proprio di teste e di concittadini che si tratta.
''Torino che guarda il mare'' è il titolo dell’installazione artistica di Luigi Mainolfi, esposta a Palazzo Madama, nell’Atrio Juvarriano, di fronte all’Aula del Senato.
Duecento busti di torinesi, noti e meno noti, un enorme “ritratto corale”, che spazia da filosofi come Vattimo, a comici come Chiambretti e la Littizzetto, scrittori, dentisti, notai, avvocati, falegnami, ladri e bambini; prevalentemente conoscenze dirette dello scultore, eccezion fatta per i volti dei non contemporanei come Cavour e Giulio Einaudi.
L’omaggio che l’artista, di origini napoletane ma torinese di fatto, offre alla nostra Città è determinato dal ruolo che Torino ha avuto nella formazione artistica di Mainolfi.
Noto a livello internazionale, Mainolfi è uno dei mainolfi a palazzo madama principali rappresentanti della cosiddetta scultura post-concettuale degli anni Ottanta. Sin dagli esordi la sua opera di scultore è caratterizzata dall’uso di materiali poveri (terracotta, gesso, legno, pietra lavica) e fusioni in bronzo. I calchi dal vero sono trasformati in sculture dalle sue mani che hanno sempre miscelato mito e contemporaneità.
Parlando di questa sua opera, l’artista dice: "L'idea era nata nel 1996 per una mostra che avevo fatto con Rudi Fuchs (ndr: storico dell’arte e direttore del museo d'arte contemporanea olandese) a Napoli e poi non mi sono fermato più e andrò avanti, perché è un modo di raccontare la città, una cosa viva e in evoluzione, fatta di persone che conosco, ma anche di sconosciuti. Per questo ogni ritratto è disseminato di finestre sulla pelle: loro sono la città, ognuno una piccola parte di Torino, gente che la fa e la vive".
I torinesi potranno “vivere” la mostra fino al 6 novembre 2011.

Nelle foto: Un'immagine dell'intera installazione a Palazzo Madama. Più in basso due dettagli

Michele Solomita
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Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Aprile 2011 14:03
 
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