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Facce da straniero, un fenomeno in evoluzione Stampa
Scritto da CittAgorà   
Giovedì 06 Maggio 2010 05:13

Facce da straniero, un fenomeno in evoluzione

Attrazione e paura? "Facce da straniero" è un libro in uscita da Bruno Mondadori, ma anche un convegno, una mostra fotografica, una rassegna di documentari.
Tema: il rapporto tra la stampa italiana e i migranti, un rapporto che per Carlo Marletti e Marinella Belluati, docente e ricercatrice dell’Università degli Studi di Torino, tra i primi a occuparsene alla fine degli anni ’80, fu tardivo e ipotecato da una serie di pregiudizi e luoghi comuni.
I primi a farne notizia, spiega Marletti, furono i giornalisti di Repubblica. A quel tempo, gli stranieri migranti erano già molti, ma divennero ospiti fissi dei media solo nell’agosto del 1989. In quell’anno, Jerry Essan Masslo, giovane bracciante sudafricano che non godeva di asilo politico nonostante l’apartheid gli avesse ucciso il figlio e il padre, fu assassinato a Villa Literno (Napoli) da una banda di criminali.
Quell’evento e la contemporanea accellerazione del fenomeno migratorio coinvolgono definitivamente la politica e i media.
L'economia e le sue leggi La "legge Martelli" è del 1990, e così pure una prima significativa affermazione della Lega Nord, partito i cui consensi sono particolarmente legati alle questioni generate dai fenomeni migratori.
I “boat people” stipati all’inverosimile provenienti dall’Albania sono del 1992. Nel 1995 nascono comitati di cittadini che vogliono difendere il proprio territorio ed opporsi ai fenomeni di degrado connessi alla presenza dei migranti.
Nel 2001 i fatti dell’11 settembre spingono fortemente verso una identificazione dell’Islam con estremismo e minaccia.
Nel 2010 è la rivolta di Rosarno a interrogare gli italiani, attraverso i media, sulla presenza o meno di componenti razziste nella nostra società e sull’interessamento per gli immigrati da parte della mafia.
E’ determinante ogni volta il ruolo della stampa e degli altri media nella lettura e nella narrazione di tutti questi momenti della nostra storia recente. Il modo di farlo però cambia con il tempo.
Negli anni ’80 c’è smarrimento: mancano matrici interpretative a cui fare riferimento e si imboccano scorciatoie cognitive che ripescano vecchi stereotipi e drammatizzano fortemente ogni evento. Le prime reazioni del mondo dell’informazione e della comunicazione ai rischi Famoso manifesto pubblicitario della Benetton legati alla formazione di un pensiero razzista, sono forme stereotipate di antirazzismo, come le campagne pubblicitarie realizzate da Oliviero Toscani per la Benetton.
Nel 1991 “Nonsolonero” è la prima trasmissione televisiva caratterizzata da interculturalità e abbandono della drammatizzazione del fenomeno migatorio.
Nel 1998 sarà “Così vicini così lontani” a riconoscere i bisogni comunicativi degli immigrati e ad accorgersi che sono ormai un pubblico ed un target con cui scambiare cultura.
Oggi, concludono Marletti e Belluati, la diversificazione dell’offerta dei media apre alla ricerca nuovi interessanti terreni: quello del confronto tra le rappresentazioni dominanti, della territorializzazione delle narrazioni legata alla specificità delle situazioni, dell’individuazione di nuovi ambienti comunicativi.
In mostra, fino al 18 maggio al Museo regionale di scienze naturali di via Giolitti, centinaia di fotografie e di copertine: una storia completa del racconto che la stampa ci ha fatto negli ultimi 30 anni della nascita dell’ Italia multietnica. Organizza Fieri, il Forum internazionale ed europeo di ricerche sull’immigrazione.

Nelle foto, dall'alto: Copertine degli anni '90 di 2 diffusi settimanali, uno scatto di Francesco Cito, manifesto di una campagna di comunicazione realizzata da Pubblicità Progresso

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