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Ceramiche piemontesi Stampa
Scritto da Vittorio G. Cardinali   
Mercoledì 24 Ottobre 2007 18:20

Il mistero delle ceramiche piemontesi in un nuovo libro di Anna Cremonte Pastorello di Cornour Quando pensiamo alla ceramica di casa, l’occhio cade sulla credenza della nonna, ricca di piatti colorati, oppure dentro i buffet per ammirare i servizi da thè donati dagli zii o dai cugini per le ultime nozze di famiglia.Ci sembrano bei ricordi del passato, forse futili e ingombranti. In nostro aiuto ecco una bella citazione del pittore parigino Paul Gauguin: «La ceramica non è futilità. Con un po’ di fango si possono creare cose preziose… Con un po’ di fango e un po’ di genio». Una verità presa alla lettera da una scrittrice torinese ormai affermata, Anna Cremonte Pastorello di Cornour, che ha scritto per le edizioni dell’Associazione Immagine per il Piemonte un affascinante libro sulle ceramiche di Torino, Vische e Vinovo. Viene presentato il 24 ottobre alle ore 18,15 presso l’Auditorium della Banca Popolare di Novara in piazza San Carlo 196 dagli storici dell’arte Paolo Berruti, Giangiorgio Massara e Sara Minarini (tel. 335 216045).Il titolo “L’oro bianco e il suo mistero” evoca strani personaggi, alchimisti provetti, ricercatori attenti e anche dilettanti illuminati che si prodigano per soddisfare le esigenze di re e principi impazienti di ostentare la propria manifattura di porcellana, arte di Corte e di lusso, con la destinazione spiccatamente mondana dei raffinati oggetti riservati ad una ristretta élite. Le pagine riportano, in maniera semplice e discorsiva, ciò che l’arte della ceramica, continuamente associata alle vicende storico-politiche dello Stato Sabaudo, ha saputo dare, durante tre secoli di storia, tra difficoltà, intrighi, gioie e delusioni, in Torino, Vische, Vinovo.Perché ha scritto questo libro? Risponde Anna Cremonte: «Nell’andare vagando tra ciò che il Piemonte ha prodotto nel mondo della ceramica, durante tre secoli, mi sono ritrovata ad immaginare l’eventuale lettore delle mie semplici e discorsive digressioni in cammino alla volta di Palazzo Madama – nel cuore della capitale sabauda – per giungere ad ammirare il vasellame sabaudo bene esposto nelle scintillanti vetrine progettate da Giò Ponti, eleganti scrigni di questa parte del “tesoro della città”».Corredato da un ricco apparato di immagini a colori, questo libro esce in un momento di grande vivacità su un tema solamente all’apparenza minore, in realtà tassello importante della storia dell’arte.

 

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