Teatro a Corte, tra blasfemia, giochi d'acqua e anti italianità Stampa
Scritto da Mara Martellotta   
Lunedì 26 Luglio 2010 06:53

Molto suggestivo lo spettacolo di giochi d'acqua e di fuoco che ha avuto luogo ieri sera alla Reggia di Venaria nell'ambito della serata conclusiva del Festival Teatro a Corte.

Un numero perfetto, fra slancio e pericolo della caduta, che nella leggerezza nasconde un grande virtuosismo. Peccato per la conclusione, precedente i giochi d'acqua, affidata a uno spettacolo di non grandissimo gusto come Da Pitecus e io, creato appositamente per il Festival, da Flavia Mastrella e Antonio Rezza e interpretato da quest'ultimo. Alla prima parte, comica e accettabile, sono seguiti dei numeri eccessivi, in cui ha attaccato in maniera irriverente gli omosessuali, i preti e una scena in cui è apparso nudo sotto una doccia, circondato solo di un telo. Veramente blasfema la scena sul finale in cui Rezza, con il suo compagno di palcoscenico, ha riprodotto la scena della Deposizione del Mantegna e ha interpretato il Cristo, accanto alla Vergine, con citazioni poco gradite dal pubblico, che non ha neppure apprezzato un riferimento all'Italia come alla “merda” (sic). In fondo Rezza dovrebbe ricordare che è italiano e recita nel nostro Paese.

Il pomeriggio di questa giornata che ha segnato l'ultima battuta di un festival che piace molto per l'offerta culturale proposta ormai da dieci anni, oltre che per le sedi scelte come localizzazione degli spettacoli (da Pollenzo ad Aglié, fino alla villa di Cavour a Santena, oltre ala Cavallerizza a Torino) è iniziata con una serie di spettacoli nella suggestiva cornice dei giardini della Reggia di Venaria, riproposti poi ad orari successivi. Particolarmente interessanti, accanto alla performance di giocoleria diabolo con Jouni Ihalainen, dal titpolo Black Pearl, per la regia di Jean-Yves Pénafiel, lo spettacolo di nouveau cirrque, dal titolo Les etoiles, con Sonia Kosonen, Agathe Olivier e Florent Blondeau. Si tratta di una coproduzione Les Colporteurs, un gruppo francese veramente di rara bravura. All’improvviso due improbabili spettatrici si aggirano intorno all’intreccio di tubi e fili d’acciaio che campeggia sulla scena e finiscono per subirne il fascino. Quasi senza rendersene conto salgono sulla struttura e, titubanti, muovono i primi passi sul filo. Peccato che indossino scarpe con il tacco e che all’improvviso le colga la paura del vuoto. Si susseguono così una serie di gag molto divertenti che rivelano grande maestria. Questo è Hautes Pointures che esplora il burlesque, mentre la seconda performance in programma, Tarina, è una delicata storia d’amore che racconta un incontro poetico sul filo tra uomo e una donna che si cercano, si rincorrono, si sfidano: l’uno si impegna a superare i propri limiti per inseguire il sogno d’amore per l’altra.

Etoile è il nome dato dalla compagnia a queste performance di breve formato ma è anche il nome della struttura-scultura su cui si svolgono Hautes Pointures e Tarina, due lavori di venti minuti ciascuno in cui le tecniche dell’acrobatica sul filo si mettono in gioco . Alle 18 e 22 ha poi avuto luogo uno spettacolo di nouveau cirque Les temps debout con Gregory Fuerte e Kitsou Dubois Curiosa e poetica “passeggiata nell’aria”, la performance alla pertica cinese dell’artista circense Grégory Feurté nasce dall’incontro con Kitsou Dubois, la prima coreografa al mondo a condurre una ricerca sul movimento in assenza di gravità insieme a vari enti aerospaziali, fra cui la Nasa.

Camminando in orizzontale con la stessa disinvoltura di come si procede a terra, Feurté si allontana e ricongiunge alla pertica grazie alla tensione di un elastico, disegna traiettorie aeree, mentre i suoi gesti rallentano e riavvolgono metaforicamente lo scorrere del tempo.
Ultimo aggiornamento Lunedì 26 Luglio 2010 08:59
 

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