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Quando Elsa Fornero scrisse "in pensione a 63 anni" Stampa
Notizie
Scritto da Repubblica   
Giovedì 24 Novembre 2011 17:15

IL DOCUMENTO

Poche settimane fa il neoministro del Lavoro ha scritto un articolo per "Risorse", la rivista della Fondazione Crc. Nel quale parla anche di "fascia di flessibilità fino a 68-70 anni" e della necessità di anticipare il sistema contributivo al 2012 per "eliminare i regali tipici del metodo retributivo"

di STEFANO PAROLA
Il nuovo ministro del lavoro, Elsa Fornero, è partita da queste considerazioni: "La nuova riforma, senza stravolgere in alcun modo il nostro sistema, dovrebbe semplicemente anticipare, a partire dal 2012, l'entrata in vigore del metodo contributivo, applicandolo pro-rata (cioè sulle anzianità future) a tutti i lavoratori (inclusi politici e liberi professionisti), con un'età minima di pensionamento pari a 63 anni e una 'fascia di flessibilità' fino a 68-70 anni. I requisiti minimi e massimi sarebbero successivamente indicizzati alla longevità".

E' solo un estratto di un articolo che l'esponente del governo Monti ha scritto poche settimane fa per Risorse, la rivista della Fondazione Crc. Non era ancora ministro, ma da grande esperta di previdenza aveva già le idee molto chiare: "La gravità della crisi finanziaria - scrive la docente - offre al Paese l'occasione per lasciarsi alle spalle la logica del gradualismo estremo e degli interventi di emergenza sul sistema pensionistico per adottare finalmente un approccio più rigoroso e tempestivo, che abbia, se non caratteristiche della 'definitività', almeno quelle dell'intervento strutturale". Anche perché, sottolinea la non-ancora ministro, "se le regole cambiano continuamente, come ben sanno i giovani, diventa difficile fare dei piani per il futuro".

Dunque, dice Elsa Fornero, le nuove regole devono ispirarsi "anzitutto alla sostenibilità finanziaria", ma dev'essere anche rispettato

"il principio della parità di trattamento, senza privilegi e con eventuale trasferimento di risorse soltanto dai più ricchi ai più poveri e non viceversa". Due aspetti "disattesi dalle riforme Amato (1992) e Dini (1995), che scelsero di tutelare i lavoratori meno giovani e di scaricare l'onere dell'aggiustamento sulle nuove generazioni". E poi, aggiunge l'esperta di previdenza, "il fatto che altri Paesi abbiano fatto riforme simili alle nostre, ma le abbiano applicate da subito, senza i vent’anni che invece noi abbiamo impresso alla transizione, ci pone in posizione di debolezza".

Così, spiega Elsa Fornero, "la crisi finanziaria è l’occasione per correggere queste distorsioni e il metodo contributivo di calcolo delle pensioni, introdotto nel 1995 e non ancora realizzato, deve costituire il punto di
partenza imprescindibile del nuovo intervento. Esso è in grado di eliminare i 'regali' tipici del
precedente metodo retributivo, di ridurre l’onere sulle generazioni giovani e future e di alzare l’età
pensionabile, rendendola al tempo stesso flessibile e incoraggiando il proseguimento dell’attività
lavorativa, con incrementi pensionistici che tengano conto sia dei maggiori contributi versati, sia della
maggiore età di uscita e comportino pertanto un aumento della 'ricchezza pensionistica' maturata dai
lavoratori, come avviene per un conto in banca nel quale si continuino a versare risparmi".

 
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