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Saitta: "Ikea dice di essere attenta all'ambiente. Allora costruisca su terreni industriali" Stampa
Scritto da Redazione Però   
Mercoledì 27 Luglio 2011 12:22

Saitta favorevole a Ikea

Ikea ecosostenibile? A parole sicuro, nei fatti non si sa. Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino, nel comunicato col quale ribatte alle accuse della multinazionale svedese, fa notare un passaggio interessante nella comunicazione propagandistica dell'azienda: quello, piuttosto ridondante, nel quale Ikea si dice "attenta all'ambiente".

“Se proviamo a capire i motivi dell’ostinazione con cui Ikea Italia indica oggi nel suo ultimatum quella di La Loggia come “unica localizzazione possibile per un secondo punto vendita in Piemonte”- dice Saitta - ci rendiamo facilmente conto che l’area agricola prescelta con il cambio di destinazione urbanistica acquisterebbe un valore di almeno 20 milioni di euro e Ikea realizzerebbe immediatamente una plusvalenza enorme. In questo modo tutti possiamo essere abili a fare gli imprenditori”
“Mi sono collegato al sito internet di Ikea – aggiunge Saitta – dove si può leggere un documento dal titolo “verso la sostenibilità” che indica una forte sensibilità ambientale. Leggo a pagina 28 un’interessante affermazione che motiva efficacemente proprio la nostra richiesta di non consumare altro territorio agricolo: “Per ovviare alla limitatezza delle risorse naturali, un’impresa responsabile deve essere in grado di svolgere la sua attività trovando soluzioni che riducano l’utilizzo delle risorse non rinnovabili impiegate (materie prime, fonti energetiche, acqua, territorio) e privilegiare l’uso di materiali e fonti rinnovabili”. Non poteva esserci una frase più efficace di questa per motivare la richiesta di localizzare il centro in un’area non agricola! Ma nonostante l’evidente incoerenza, Ikea persevera nella sua richiesta ed ora addirittura minaccia di non investire più in Piemonte”.

“Voglio ancora una volta ricordare che la superficie dell’intero territorio provinciale è di circa 6.800 kmq – spiega Saitta – e che dal 1990 al 2006 mentre la nostra popolazione è rimasta stabile sono stati consumati 7.479 ettari di cui il 53% era terreno fertile di prima e seconda classe. E’ come se in 16 anni fossero nate contemporaneamente tre nuove città delle dimensioni di Rivoli (29,52 Kmq), Ivrea (30,19 Kmq) e Grugliasco(13 Kmq). Il maggior consumo di suolo si è avuto dal 2000 quando è stata concessa con legge ai Comuni la possibilità di utilizzare parte dei proventi delle concessioni edilizie per finanziarie le spese correnti (personale, servizi, etc.): conosco bene la disperazione dei sindaci per far quadrare i bilanci, ma quando avremo svenduto tutto il nostro terreno libero sarà tardi per tornare indietro”.

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