| Un fortino leghista |
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| Scritto da Redazione Però | |||||
| Giovedì 15 Aprile 2010 10:41 | |||||
Da quando la Regione è stata istituita, era il lontano 1970, il vicepresidente di giunta ha sempre avuto il suo quartier generale in uffici adiacenti a quelli del presidente. Anche perché il “vice” è espressione di un altro partito della coalizione rispetto a quello del “capo” e rappresenta un bilanciamento all’interno dell’esecutivo tra le forze politiche che compongono il governo regionale. Questa volta nemmeno quello, Cota ha già dichiarato che “il vicepresidente dovrà stare presso la sede del suo assessorato”, in quanto la carica si somma con quella di assessore. Piazza Castello diventa quindi inaccessibile a chi non sia fedelissimo al presidente e, delle mediazioni politiche, il buon Cota se ne sbatte altamente. Anche perché ha a che fare con un Pdl piemontese a dir poco senza poteri: è Cota che parla con Berlusconi per ore ed è Cota che dalle parti di Palazzo Grazioli è considerato il pupillo sabaudo della nouvelle vague di centrodestra. Oggi la dirigenza Pdl, già debole di carattere, è anche debole nei fatti. Ed accetterà supinamente qualsiasi diktat giunga dal Carroccio. Cota, con Enzo Ghigo, sta facendo il maestrino dalla penna rossa e, a quanto pare, può ampiamente permetterselo.
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