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Il nuovo piano socio-sanitario del Piemonte sarà approvato entro un paio di mesi e sul suo contenuto possono essere raggiunte larghe intese tra maggioranza ed opposizione basate sul concetto delle reti ospedaliere, presupposto fondamentale per salvare il sistema piemontese.
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Dopo che durante le riunioni della Commissione Sanità del Consiglio regionale è stata sancita definitivamente la volontà di lavorare ad una riforma il più possibile condivisa, il presidente Roberto Cota e l’assessore Paolo Monferino hanno deciso di “andare a vedere le carte”.
“Siamo disposti al dialogo e ad entrare nel merito - ha detto Cota - Ci prendiamo un po’ di tempo, ma non troppo perché è in gioco la salvezza del Piemonte. Dopo le consultazioni sul territorio, la discussione nella Commissione e dopo avere sentito il parere delle varie organizzazioni, anche sindacali, abbiamo scoperto che sulla stragrande maggioranza dei punti della riforma non c’è contrarietà. L’apertura verso l’opposizione è motivata dalla consapevolezza che ci fossero davvero molti elementi condivisi”.
Cota non deroga infatti ad alcuni capisaldi: “La rete ospedaliera rimane il presupposto fondamentale, perché toglie duplicazioni, sprechi e costruisce un sistema integrato e più moderno. Così come la centralizzazione delle funzioni di supporto, altro elemento centrale che vogliamo mettere in atto. Per il resto, crediamo sia importante lavorare per il bene dei piemontesi, al di là di sterili contrapposizioni. Il confronto tra forze politiche dovrà portare ad un’intesa finalizzata a fare quel salto di qualità necessario per il nostro territorio”.
Scendendo più nel dettaglio, l’assessore Monferino sottolinea che “rimane imprescindibile la messa in rete e l’integrazione degli ospedali così come la loro gerarchizzazione per funzioni: elementi prioritari per razionalizzare il sistema sanitario liberando risorse economiche importanti. E’ inoltre indispensabile poter mettere tutte le attività di supporto (acquisti, logistica, sistemi, ecc) a fattore comune su dimensioni aziendali più vaste di quelle delle attuali aziende sanitarie territoriali. Nelle varie riunioni di Commissione l’opposizione, su tali argomenti, ha mostrato segnali di apertura e di condivisione, facendo emergere perplessità invece sul tema della separazione tra ospedale e territorio. Gradualmente è maturata quindi l’idea di lavorare sulle cose che accomunano abbandonando ciò che poteva dividere”.
Per la proposta di architettura del sistema sanitario che l’assessorato si è impegnato a predisporre sono al vaglio due ipotesi: portare all’interno delle sei reti ospedaliere anche le attività territoriali delle stesse aree geografiche; creare una sorta di holding che raccolga 2-3 o più aziende sanitarie territoriali ed ospedaliere in grado di organizzare tutti i servizi e le funzioni di supporto, includendo tra queste anche la programmazione sanitaria sia per la parte ospedaliera che per quella territoriale. Tale funzione avrebbe lo scopo di definire proprio la programmazione di tutti gli ospedali appartenenti alle aziende sanitarie subordinate a tali holding.
“Entrambe le soluzioni - sostiene Monferino - rispondono agli obiettivi voluti dall’assessorato, eliminando al contempo le perplessità sulla separazione tra ospedali e territorio. Le forze politiche piemontesi di maggioranza ed opposizione hanno dimostrato davanti ad un tema di grande rilevanza per i cittadini piemontesi una grande maturità politica. Ciascuna forza, infatti, ha avuto il coraggio di fare qualche passo in direzione dell’altra per il bene comune. La maggioranza ha abbandonato la tempistica inizialmente prevista, mentre l’opposizione ha garantito l’impegno di lavorare velocemente e ad un disegno alternativo condividendo e appoggiando i capisaldi da cui prende spunto tale la riforma”.










