| Giovine condannato dalla sua ex Mise la mia firma senza dirmi nulla |
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| Scritto da Repubblica | |||||
| Sabato 20 Agosto 2011 10:02 | |||||
di VERA SCHIAVAZZI
La sentenza è, da ieri, disponibile sul sito dei Radicali torinesi (www. associazioneaglietta. it). È un documento che ricapitola non solo le circostanze emerse dall'inchiesta per falso della Procura, ma anche le deposizioni rese in aula dai candidati della lista, quelli che non firmarono per nulla o, comunque, non lo fecero a Gurro e a Miasino, nei due piccoli Comuni dove i Giovine erano consiglieri comunali e avrebbero potuto autenticarle. Una tra tutte, la più devastante, quella della ex fidanzata di Michele, Valentina Pantano. Una relazione conclusasi nel 2004: "Michele aveva l'abitudine di candidarsi ogni volta che poteva... quando stavamo insieme mi fece anche fare il consigliere provinciale, dopo non mi sono più interessata di politica. Ha messo la mia firma senza dirmi nulla, poi è venuto a chiedermi di confermare che l'avevo fatta io. Gli ho detto che volevo consultare un avvocato". La totale inconsapevolezza di Valentina, il cui nome è stato usato in calce a una candidatura della quale la giovane donna (che vive a Milano) non sapeva nulla, è costata all'intraprendente consigliere regionale sei mesi di condanna in più rispetto al padre. Il giudice ha ritenuto infatti che "inventare" dal nulla una candidatura sia ancora più grave rispetto al reato-base di falso, che numerosi altri candidati hanno confermato in aula, in un groviglio di parentele e di contraddizioni. Emerge il ritratto di una "politica fai da te", basata sulla compiacenza, o sulla semplice sopportazione, di vecchie zie e lontani cugini, del non volere dire né sì né no a quel giovanotto intraprendente che a ogni scadenza elettorale viene a bussare alla porta. E che, quando il caso esplode (come era già successo dopo le elezioni comunali di Porte di Pinerolo: stesso reato e protagonisti in comune), ricomincia da capo il giro, facendo pressioni sui falsi candidati perché fingano di avere veramente depositato la propria firma nel lontano paesino di Gurro. Fortunatamente per la giustizia, i candidati inconsapevoli o consapevoli a metà non sono incalliti delinquenti, dunque si contraddicono e forniscono uno scenario del tutto incredibile. E a salvare l'imputato Giovine non serve neppure la testimonianza di altri consiglieri regionali come l'amico Maurizio Lupi dei Verdi Verdi, che al processo cerca di confermare che Giovine usava dimenticare in giro il proprio cellulare (il quale, secondo i tabulati, nei giorni dei presunti viaggi a Gurro non si spostò mai dal centro di Torino). |







