| Cota non si scompone, il ricorso partorito da Bresso è un topolino | | Stampa | |
| Scritto da Redazione Però |
| Sabato 08 Maggio 2010 11:44 |
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Visti i presupposti delle azioni legali che Mercedes Bresso ha intentato contro il risultato elettorale che l'ha vista sconfitta, Roberto Cota non pare preoccuparsi troppo. Dopo settimane di annunci, a detta di un noto giurista torinese "la montagna di Bresso ha partorito un topolino. Di fatto, si tratta di molte questioni già poste alla Corte d'Appello prima della presentazione delle liste. E che la Corte d'Appello aveva già scartato, ammettendo per l'appunto le liste che oggi l'ex presidente del Piemonte mette sotto accusa" (leggi qui l'articolo relativo). In effetti sembrerebbe strano che una lista come quella dei Verdi Verdi di Maurizio Lupi, da circa 15 anni "su piazza" e rappresentata (in minoranza) anche quando Bresso era governatrice, improvvisamente diventi illegale perché "confondibile" con quella dei Verdi. Più volte i magistrati l'hanno ammessa alle elezioni e "sarebbe sorprendente che, stravolgendo la giurisprudenza consolidata per la presentazioni delle liste, ora addirittura cancellassero la volontà degli elettori cambiando rotta interpretativa". Cota non si scompone. Anzi, dichiara che "l’ex governatrice del Pd Mercedes Bresso deve aver perso, assieme col potere, anche il suo savoir faire; era conosciuta come «la zarina», ma oggi ricorda piuttosto quei militari giapponesi arroccati in difesa di un’isoletta del Pacifico decenni dopo la fine della Seconda guerra mondiale". «Ormai siamo al caso umano, un epilogo indecoroso per chi per cinque anni ha ricoperto il ruolo di Presidente della Regione. Mi spiace per lei - osserva Cota - ma soprattutto per i piemontesi, perché anche loro vengono lesi dalla caduta di immagine del Piemonte che deriva da questa vicenda».
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| Ultimo aggiornamento Sabato 08 Maggio 2010 19:58 |





