Vigilia di Juve Napoli. La sfida dell'87 va a teatro
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- Categoria: Sport
- Pubblicato Venerdì, 01 Marzo 2013 09:39
- Scritto da Redazione Però
TORINO 1 Marzo (Però Torino) - La sfida tra il Napoli e la Juventus, al di là del grandissimo interesse di classifica che questa volta riveste, ha sempre rappresentato la voglia di riscatto del sud rispetto a Torino, identificata essenzialmente nella Fiat.
Ecco perché quella vittoria per 3-1 del Napoli al Comunale di Torino nel campionato 1986-’87 (Juve in vantaggio con Laudrup, poi vennero i gol di Ferrario, Giordano e Volpecina) è diventata mito e sacralità. E Antonio Damasco, attore teatrale nato a Napoli e residente nel capoluogo piemontese, l’ ha addirittura trasformata in una rappresentazione teatrale, che ha esordito a dicembre a Torino ed ora sta fecando il giro d'Italia.
Dentro ci sono Maradona e Platini. Ma anche gli operai, i padroni e l’emigrazione. Alla fine di quel torneo, il Napoli vinse il suo primo scudetto.
“E una rappresentazione su queste due squadre che sono l’emblema di una rivalità sociale, quella tra nord e sud, che si esprimeva, e si esprime, attraverso il calcio - spiega Damasco -. Nello spettacolo faccio riferimento ad una stagione speciale per noi napoletani, quella in cui, per la prima volta, assaporavamo il gusto dello scudetto. Quel 1987 fu un anno particolare perché c’era lui (Maradona, N.d.R.): l’unico in grado di andare a Torino e portare il Napoli a una vittoria clamorosa. Battere la Juve era il riscatto di quasi tutti i meridionali che lavoravano alla Fiat. Migliaia e migliaia di persone che, a quei tempi, venivano chiamati indistintamente Napuli, con la “u”. Nello spettacolo parliamo di quella storica partita come della battaglia dei belli contro i brutti. Da una parte c’erano Tacconi, Cabrini, Manfredonia, Laudrup: bellissimi. Dall’altra, noi avevamo Garella, De Napoli, Bruscolotti, Bagni. I nostri erano tutto tranne che belli. Però quella volta vinsero i brutti. A teatro racconto l’atmosfera che si respirava tra i napoletani in quella giornata. Descrivo i gol e, soprattutto, quello che succedeva sugli spalti, con i tifosi azzurri inebriati per una gioia che non hanno più provato: quella del primo scudetto. Una cosa indimenticabile”.
L’analogia più forte tra ieri e oggi è l’attesa: ce n’era tanta allora e ce n’è tanta anche oggi. Azzurri e bianconeri sono due buone squadre, anche se la compagine juventina è la più accreditata a vincere il campionato, ma in quel 1987 il Napoli aveva il più forte giocatore di tutti i tempi. Era ed è un mito. Ancora oggi molti napoletani non pronunciano il suo nome perché per loro è come un dio, non si deve mai nominare.
E questa vigilia, come per incanto, è stata caratterizzata proprio dalla presenza del Pibe do Oro a Napoli, dove è ritornato per chiarire i suoi noti problemi con il fisco italiano.
Ha pianto quando ha sentito i tifosi che cantavano dicendo che lui rappresenta questa città. Come Masaniello ha dovuto affrontare il mare di folla che lo acclamava, ha dovuto dribblare le centinaia di tifosi che hanno bloccato il traffico di Corso Umberto nella speranza di poterlo vedere da vicino, scattare una foto o avere un suo autografo. Maradona non è un fenomeno qualunque, ancora oggi, soprattutto per questa città.
Dieguito ha voluto tornare in quello che è stato il tempio del suo mito partenopeo, lo stadio San Paolo, lo stesso della sfida di domani. Ad accompagnarlo solo l’amico di sempre, Giuseppe Bruscolotti, che era stato capitano degli azzurri per lungo tempo, prima di cedere la fascia proprio a Maradona.
“Mi piacerebbe giocare con Cavani, gli darei tanti assist come facevo con Careca. Ora però va lasciato tranquillo: deve pensare a battere la Juventus venerdì. Hamsik? E’ un giocatore fantastico. Ma deve segnare più gol per arrivare a un top club”, parole di San Maradò. E sulla panchina del Napoli ha detto: “Non ci penso, mancherei di rispetto a Mazzarri. Certo, ho sentito che Roma o Inter vogliono prendere Mazzarri”. “Magari, quando andrà via”, ha aggiunto alzando la mano e avanzando, scherzosamente, la sua candidatura per la panchina del Napoli, che ha il suo campioncino tascabile, Insigne. “Può diventare un grande giocatore, ma aspettiamo prima di definirlo un fuoriclasse”, il giudizio di chi in fondo fuoriclasse lo è ancora adesso.
Prima di lasciare nuovamente Napoli, Maradona ha chiesto ai giocatori del Napoli “di non avere paura di vincere. Non crediate che la Juve sia più forte del Napoli, è solo più pratica, perchè arriva una volta in porta e fa gol. Ma sappiamo che la Juve fuori casa ha gia perso con la Roma, non è la Juve di Torino. Per questo chiedo ai giocatori di non avere paura di vincere, per me il campionato è ancora aperto”.
E allora, proprio a proposito di Maradona, molti si sono chiesti se la sua presenza in città prima di una partita così importante sia stata uno stimolo o un condizionamento
“Né l’uno né l’altro. E’ un segno, vuol dire che si deve vincere. Sarebbe un sacrilegio perdere sapendo che lui è stato a Napoli”, taglia corto Damasco, l’uomo che ha messo in scena quella presa di Torino di 27 anni fa.
Mario Bocchio
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