Buon giorno, Pierpaolo Marino. E’ una sorpresa vederla ancora senza squadra, dopo i successi straordinari costruiti a tavolino già soltanto a Napoli e Udine. Senza dimenticare il bel lavoro fatto anche a Pescara, con la Roma, ad Avellino.
«Ma io sono sereno, sto anche scaricando lo stress vissuto per 5 anni a Napoli. Lo ammetto, il voltafaccia di De Laurentiis mi brucia ancora. Ma ho solo 56 anni. E dopo 30 di carriera mi godo un attimo di pausa. Mi diverto a fare il commentatore. E osservo da lontano il mio Napoli lassù in classifica: una bella soddisfazione, i dieci undicesimi della squadra risalgono alla mia gestione. Ma il lavoro continua anche da fuori: seguo un sacco di partite e quasi ogni giorno i miei corrispondenti di mercato, in giro per il mondo, mi inviano segnalazioni, dvd. Volendo, sono pronto anche subito a ripartire. La voglia di rimettermi in gioco è tanta. Ma deve arrivare la squadra giusta: un buon progetto».
Si parla di Bari, Palermo... Ma anche del Toro.
«Le voci sul Torino le ho sentite anch’io, ma non c’è nessuna trattativa in corso con Cairo. Deve essere chiara una cosa: non ho certo bisogno di farmi pubblicità, né rilascio interviste per propormi. A queste condizioni andiamo avanti».
Promesso.
«Queste voci mi fanno piacere, sono gratificanti. Cairo mi ha fatto più volte tanti complimenti in privato e in pubblico. Anche di recente, quando ha smentito di essere in trattativa con me. Lo ringrazio. E’ un amico. Nelle sue aziende ha ottenuto successi straordinari. E di calcio se ne intende: con lui sono stato tante volte a cena, abbiamo parlato di tantissimi giocatori in questi anni. E lui li conosce tutti».
Accidenti...
«Davvero, lo stimo molto. E poi il blasone del Torino affascina sempre, non potrà mai lasciarmi indifferente». Dunque accetterebbe anche la B? «Ho accettato di prendere il Napoli in C, figuratevi se la B mi fa paura. Ho anche vinto diversi campionati, in B. Dipende se ci sono i presupposti corretti. Il Toro è come il Napoli: è come se giocasse sempre in Uefa, vista l’importanza della piazza e della storia. E poi conta la sfida con se stessi, quella voglia che ti fa dare il massimo in qualsiasi situazione: dalla vittoria dello scudetto nel mio primo Napoli negli Anni 80 fino all’anno zero di quando eravamo in C, poche stagioni fa».Marco Bonetto