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| Urbano Cairo lascia il Toro e compra la Pro Sesto? |
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| Scritto da Redazione Però |
| Lunedì 28 Marzo 2011 10:05 |
"A fine anno lascio il Toro" è l’annuncio del presidente. Stavolta non si tratta di una mossa da partita di scacchi, e nemmeno di una strategia per distogliere l’attenzione dal campo. L’obiettivo del presidente è palese: disfarsi del Torino ma rimanere nel mondo del calcio, acquistando il primo amore, quella Pro Sesto in cui l’editore alessandrino ha anche giocato. Nei mesi scorsi, d’altra parte, i tifosi lombardi avevano lanciato un appello allo stesso Cairo: "Se lasci il Toro compra noi e festeggiamo assieme il centenario del 2013". E proprio la Pro Sesto potrebbe diventare la catapulta cairota per riabilitarsi nei confronti di un mondo del calcio in cui — finora — Cairo ha fallito.Pro Sesto a parte, il presidente è risoluto: "Dopo sei anni è giusto lasciare, anche se ho investito 50 milioni e se per il Toro ho dato l’anima. Ma mi chiedo: chi me lo fa fare, visto che vengo contestato a prescindere? Niente da fare, stavolta lascio in ogni caso, anche se dovessimo salire in serie A; e lo dico anche se per il momento non ho ricevuto alcuna proposta". E qui, probabilmente, il presidente non la racconta giusta: possibile che un imprenditore scaltro come lui annunci di voler vendere prima ancora di aver avuto almeno un abboccamento di una certa sostanza? Perché il raccontare urbi et orbi di volersi disfare della società comporta in automatico una riduzione del prezzo d’acquisto. Non solo: Cairo ha fissato anche un termine temporale ben preciso, "a fine stagione", come ha detto lui stesso. Come fa a sapere di passare la mano a giugno se una trattativa non è ancora iniziata e se un successore non si è ancora fatto avanti? Attorno al Toro, intanto, le acque iniziano ad agitarsi: Cairo detta le regole ("A chi si fa avanti sui giornali non rispondo nemmeno") e il vicepresidente della Commissione Vigilanza Rai Giorgio Merlo stimola "una risposta forte della città, serve un sussulto di responsabilità: è venuto il momento di intervenire", chiedendo: "Se non ora, quando?". Tralasciando le piste internazionali, il Toro potrebbe però avere un futuro cuneese, magari non dolciario ma manifatturiero. La pista Ferrero rimane blindata (Pietro Ferrero vive ad Alba ma è appassionato di ciclismo, il fratello Giovanni abita in Belgio e non ha particolari passioni sportive), proprio come la strada che porta ai torinesi Lavazza. Ma a Cuneo ci sono altri colossi come ad esempio la Stroppiana: si tratta di due famiglie di cugini che si occupano — attraverso due società separate — di costruzioni (la Stroppiana Calcestruzzi) e di sport (il Gruppo Mondo). Oltre all’interesse per la vicenda stadi (Filadelfia ma anche Olimpico), stuzzica quella passione per il Toro mai negata ed alimentata dall’amicizia di Dario Stroppiana con quel vecchio cuore granata di Emiliano Mondonico. |



"A fine anno lascio il Toro" è l’annuncio del presidente. Stavolta non si tratta di una mossa da partita di scacchi, e nemmeno di una strategia per distogliere l’attenzione dal campo. L’obiettivo del presidente è palese: disfarsi del Torino ma rimanere nel mondo del calcio, acquistando il primo amore, quella Pro Sesto in cui l’editore alessandrino ha anche giocato. Nei mesi scorsi, d’altra parte, i tifosi lombardi avevano lanciato un appello allo stesso Cairo: "Se lasci il Toro compra noi e festeggiamo assieme il centenario del 2013". E proprio la Pro Sesto potrebbe diventare la catapulta cairota per riabilitarsi nei confronti di un mondo del calcio in cui — finora — Cairo ha fallito.