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Il 4 maggio a Torino non c'è mai il sole Stampa
Scritto da Redazione Però   
Mercoledì 04 Maggio 2011 09:18

Anche oggi il tempo non è un granché. Capita quasi sempre, il 4 maggio, da 62 anni a questa parte, da quando l'aereo si schiantò dietro la Basilica di Superga, mettendo fine all'epopea del Grande Torino iniziata con il primo dei cinque scudetti consecutivi nella stagion e 1942- 43.
Il finale di quel campionato fu indimenticabile per i tifosi granata che lottarono fino all'ultimo, trionfando tra l'altro per 5 a 2 nel derby con la Juventus. Per la conquista del titolo ci sono l'Ambrosiana-Inter, il Milan, il Bologna, l'incredibile Livorno e la solita Juventus. Ricordiamo che la signora del calcio ha già vinto parecchi scudetti negli anni trenta, addirittura 5 di seguito dalla stagione 1930-31 a quella del 1934-35. Ma nel 1943 fu proprio il Livorno a lottare con i granata fino alla fine, disputando il campionato più bello della sua storia. Lo scudetto viene assegnato all'ultima giornata a Bari. Un gol di Valentino Mazzola porta a 44 i punti in classifica contro i 42 degli "amaranto" toscani.
Il primo Torino sistemista ha la seguente formazione:
Bodoira in porta, Piacentini e Ferrini sono i due terzini che marcano le ali avversarie, Ellena gioca in linea con i terzini e marca il centravanti, a centrocampo il quadrilatero è formato da Baldi, Grezar, Loik e Mazzola; in attacco ci sono Menti a destra, Gabetto al centro e Ferraris II a sinistra.

Abbiamo lasciato il Torino campione a Bari, da quel momento la guerra impedisce ogni forma di attività sportiva, e il calcio subisce numerose trasformazioni. Siamo nel 1944, il campionato è diviso in gironi regionali per motivi logistici. Il Torino assume il nome di Torino Fiat e per l'occasione schiera il campionissimo Silvio Piola, originario di Vercelli, che non può rientrare a Roma, alla Lazio, ed ha una deroga speciale per esibirsi con i granata al fianco dei pilastri Gabetto e Mazzola. Piola sarà cannoniere con 26 reti.
Alle finali, lo scudetto della guerra lo vince incredibilmente la squadra dei Vigili del Fuoco di La Spezia battendo proprio il Torino per 2 a 1. A discolpa dei granata c'è da sottolineare che la squadra rientrava da un torneo di beneficenza giocato a Trieste, e aveva percorso sulla strada d
el ritorno una cinquantina di chilometri a piedi sotto i bombardamenti. Comunque, si tratta di un campionato praticamente annullato, che non figura neppure negli almanacchi.

L'Italia del dopoguerra è distrutta e riparte da zero, ma il calcio dimostra in quegli anni la sua forza aggregativa anche attraverso il Grande Torino, il quale, sulla scia delle precedenti stagioni e grazie alle capacità dei suoi dirigenti e dei suoi giocatori si rinnova, confermandosi al vertice dello sport mondiale insieme a tanti altri campioni del calibro di Bartali, del discobolo Consolini, delle macchine della Ferrari e del grande Fausto Coppi, tifoso del Torino e amico dei suoi giocatori, tanto che dopo Superga corre il giro con il simbolo dei granata sul petto.


Siamo nella stagione 1945-46 e il campionato si spezza ancora in due gironi, Nord e Sud. Troppo difficili ancora le comunicazioni dopo la guerra. Il presidente Novo intuisce che il Torino ha bisogno di qualche ritocco, definisce una serie di importanti acquisti e si presenta al Filadelfia con la seguente formazione: Bacigalupo - Ballarin - Maroso - Grezar - Rigamonti - Castigliano - Ossola - Loik - Mazzola - Gabetto - Ferraris II.
Il Torino vince il suo terzo scudetto sul filo di lana ad un solo punto dalla temibile Juventus.

Nella stagione 1946-47 le cose vanno
diversamente. Si è tornati al girone unico. Lo squadrone granata è diventato una perfetta macchina che non subisce intoppi anche se ci mette un po' di tempo a carburare. Dopo le prime cinque giornate è in difficoltà, ma dalla sesta in poi l'allenatore Ferrero suona la carica e per gli avversari non c'è più storia. Il Torino sistemista azzecca una serie di successi consecutivi con pochissimi intoppi, tanto da dare, alla fine del campionato, dieci lunghezze alla solita Juventus. Capitan Mazzola con 29 reti, capocannoniere, è già leggenda.

Quello che si disputa nel 1947-48 è forse lo scudetto più esaltante per il Grande Torino.
È il campionato più lungo della storia, 21 squadre, 40 giornate da disputare.
La guida viene assunta da Mario Sperone con Roberto Copernico direttore tecnico, ma dietro le quinte rientra come prezioso consigliere Egri-Erbstein, tornato in Italia dopo le persecuzioni razziali. Il Toro, come sempre, inizia la stagione senza strafare. Milan e Juventus sono al meglio della forma, e tra i bianconeri si fa notare un ragazzino che si chiama Boniperti.
I granata concludono il torneo con 29 vittorie su 40 partite, segnando 125 gol, più di tre a partita.
Il Torino si può cucire sulle maglie il quinto scudetto, il quarto consecutivo.
Finito il campionato la squadra parte per una tournée estiva in Sud America dove incontra le più famose squadre brasiliane: il San Paulo, il Corinthias, il Portuguesa ed il Palmeras. Tutti vogliono sfidare i fenomeni d'Europa.
Novo ha così perfezionato la sua "creatura". Ha creato una squadra conosciuta ed amata in tutto il mondo, ha unito tutti gli sportivi in un'Italia ancora turbata dai postumi della guerra e del fascismo. E l'Italia, che ha perso la guerra, rientra a pieno diritto nello scenario europeo. Infatti, la Nazionale
Italiana è fondata sul Torino, e questo è un altro primato. Non per nulla l'11 Maggio del 1947 il Torino diventa anche l'ossatura della nazionale. Vittorio Pozzo, il vecchio alpino che ci aveva portato alla vittoria nel campionato del mondo del '34 e del '38, punta tutto sui granata. E la scelta sembra obbligata. Pozzo veste dieci granata d'azzurro per una partita disputata al Comunale di Torino contro l'Ungheria che schiera un Puskas giovanissimo. I nostri eroi vincono per 3 a 2 con una rete di Castigliano, una di Mazzola ed una di Piola. Assistono più di 50.000 spettatori registrando il favoloso incasso di dieci milioni. Ma a questo punto la mano del destino comincia a scrivere il copione di uno spettacolo destinato a farsi tragedia.



1948-49 L'Ultimo scudetto. Erbstein confermato direttore tecnico, si avvale di Leslie Lievesley come allenatore. Il campionato torna a 20 squadre. Come al solito i granata iniziano lentamente pur rimanendo sempre al vertice, e terminano il girone d'andata in testa con il Genoa. Nel girone di ritorno a cinque giornate dalla fine, il vantaggio è di soli quattro punti sull'Inter che si è portata al secondo posto e spera, nello scontro diretto da disputarsi il 30 Aprile, di portarsi a
due lunghezze. Il Toro gioca una partita prudente, Bacigalupo ferma le bordate degli attaccanti interisti e finisce 0-0. Al fischio finale i granata si abbracciano a centrocampo, sanno che quel risultato equivale al quinto campionato consecutivo. Possono partire il 1° Maggio per l'amichevole di Lisbona, organizzata da capitan Mazzola, con un nuovo scudetto cucito sul petto.
Il 4 Maggio il ritorno, sulle colline di Superga la tragedia. Ripreso nel lutto il campionato, nelle ultime quattro giornate giocano con il Torino simbolicamente le squadre giovanili e lo scudetto viene sportivamente assegnato ai granata dalla Federazione in comune accordo con tutte le società. Tutto il mondo del calcio è in lutto per la perdita dei grandi campioni.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 04 Maggio 2011 12:25
 

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