Un gesto plateale di Rosario Fiorello ha riacceso il dibattito sulla sorte del Teatro delle Vittorie, storico studio televisivo di Roma messo in vendita dalla Rai per ragioni economiche. La mobilitazione — tra proteste di artisti, interventi istituzionali e una scadenza per le offerte fissata per il 22 maggio — solleva la domanda: cosa rischia di perdere il Paese se quel luogo lasciasse il circuito pubblico?
La mattina successiva all’appello lanciato da Renzo Arbore, Fiorello si è presentato davanti alla struttura nel quartiere Prati con cartelli recanti la scritta «Questo teatro non è in vendita» e ha aperto così la puntata della sua trasmissione radiofonica. Al suo fianco c’era Fabrizio Biggio, con il quale conduce «La Pennicanza» su Rai Radio2.
La protesta non è solo simbolica: il Teatro delle Vittorie è stato palcoscenico di alcuni dei programmi televisivi più noti della storia italiana, da varietà classici ai game show recenti. La mobilitazione ha ottenuto rapidamente adesioni da colleghi e figure dello spettacolo, mentre la politica e l’azienda devono mediare tra tutela del patrimonio e necessità di bilancio.
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In una nota ufficiale la Rai ha giustificato la vendita ricordando problemi tecnici e costi di gestione ritenuti insostenibili: obsolescenza degli impianti, vincoli condominiali, perdite d’acqua e una limitata capacità di produzione. L’azienda sottolinea però che l’operazione rientra in un piano più ampio di razionalizzazione e investimenti tecnologici — citando interventi in corso a Saxa Rubra, Viale Mazzini, Via Alessandro Severo e via Teulada — e non intende «cancellare la propria storia».
La risposta di Fiorello è stata netta e appassionata: ha rimarcato l’importanza del passato per il futuro della televisione e rilanciato un appello ai colleghi Rai affinché si uniscano alla protesta. Pareri di sostegno sono arrivati anche dall’interno della Rai: Stefano De Martino, conduttore di «Affari tuoi» che registra nello stesso teatro, ha parlato di fortuna professionale e di speranza nel trovare alternative.
- Indirizzo: Via Col di Lana, quartiere Prati, Roma
- Anno di costruzione: 1950; ristrutturato nel 1980
- Superficie lorda: 5.553 m² su sei piani fuori terra più un piano interrato
- Programmi celebri girati qui: varietà storici e show come «Rischiatutto», «Milleluci», «Fantastico» e «Affari Tuoi»
- Scadenza per le offerte: entro il 22 maggio
- Iniziativa di vendita: rientra in un piano immobiliare che comprende altri 14 immobili della Rai
- Sostegno pubblico: firme e appelli da artisti e figure istituzionali, tra cui Barbara Floridia
Lo scontro mette in luce un dilemma ricorrente: mantenere spazi storici e adeguarli ai tempi oppure monetizzarli per finanziare modernizzazioni altrove. Sul piano pratico, la Rai elenca limiti tecnici e costi di adeguamento; gli oppositori propongono invece interventi di restauro e aggiornamento tecnologico per preservare la funzione artistica del luogo.
Alcune personalità del mondo dello spettacolo, tra cui Flavio Insinna, il direttore d’orchestra Enrico Melozzi e lo scenografo Gaetano Castelli, hanno sottoscritto l’appello contro la vendita. Renzo Arbore ha ribadito che il teatro è «il tempio della televisione italiana» e un punto di partenza per ripensare la qualità dei programmi.
Quali sviluppi sono attesi nelle prossime settimane? La scadenza per le offerte impone tempi stretti: se non si aprirà un tavolo tra Rai, istituzioni e possibili partner privati o mecenati, la vendita potrebbe procedere. Restano sul tavolo proposte alternative come la ristrutturazione con finanziamenti mirati, accordi pubblico‑privati o intitolazioni che rafforzino la tutela culturale.
Per il pubblico e gli addetti ai lavori la posta in gioco è concreta: non si tratta solo di un immobile, ma di uno spazio che ha contribuito a formare la memoria collettiva della televisione italiana. Nei prossimi giorni si capirà se la mobilitazione potrà tradursi in soluzioni reali o se prevarranno le logiche economiche alla base del piano di dismissione.












