Coldiretti e Philip Morris Italia: a Napoli 15 anni di filiera, cosa cambia per i produttori

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Oggi a Napoli la filiera del tabacco ha ribadito il suo peso economico in Campania: non è solo una voce di reddito per molte aziende agricole, ma una leva concreta per lavoro e investimenti locali. Il tema centrale dell’incontro è stato capire come consolidare questi risultati e trasformarli in prospettive di crescita sostenibile per il territorio.

L’evento è stata la terza tappa di un roadshow organizzato da Coldiretti insieme a Philip Morris Italia, pensato per celebrare i quindici anni dell’intesa sulla filiera e per valutare i prossimi passi. Dopo Perugia e Verona, Napoli ha richiamato rappresentanti delle istituzioni regionali, imprese del settore agricolo, operatori dell’industria trasformativa e sindacati di categoria.

Nel corso della giornata sono stati messi in luce i numeri che spiegano l’importanza pratica dell’accordo: una quota consistente della produzione locale viene canalizzata attraverso l’intesa, con ricadute visibili su occupazione e economia rurale.

  • Campania: più della metà della produzione tabacchicola regionale venduta nell’ambito dell’accordo.
  • 24,8 milioni di euro: valore aggiunto annuo stimato, tra effetti diretti, indiretti e indotti.
  • Oltre 10.000 lavoratori coinvolti nella filiera, tra coltivazione, raccolta, trasporto e servizi collegati.
  • Quindici anni dall’intesa: il roadshow ha voluto misurare i risultati e delineare priorità per il futuro.

Investimenti e innovazione al centro

I relatori hanno insistito sulla necessità di accompagnare la filiera con investimenti mirati: ammodernamento delle pratiche agricole, supporto alle imprese per la transizione tecnologica e sviluppo di attività dell’indotto. Il confronto ha evidenziato come l’innovazione — sia in campo produttivo sia nella logistica — possa ridurre costi e aumentare la competitività delle aziende locali.

Macchinari agricoli moderni in un campo, simbolo di innovazione
Ammodernamento delle pratiche agricole e tecnologie per aumentare competitività.

Non si è trattato solo di numeri: molti interventi hanno ricordato l’importanza della stabilità contrattuale per permettere agli agricoltori di pianificare colture e investimenti. In quest’ottica, l’accordo tra organizzazioni agricole e industria viene presentato come uno strumento per garantire ordini regolari e condizioni di mercato più prevedibili.

Impatto sul territorio

Le ricadute si estendono oltre le aziende agricole. La filiera sostiene attività di servizio, trasporto e trasformazione che, nelle aree rurali della regione, rappresentano spesso una quota consistente dell’occupazione locale. Per questo i rappresentanti istituzionali presenti hanno sottolineato la rilevanza delle politiche regionali nel mantenere infrastrutture e incentivi adeguati.

Restano aperte alcune questioni pratiche, tra cui la necessità di monitorare la sostenibilità ambientale delle coltivazioni e di favorire iniziative formative per i lavoratori. I prossimi appuntamenti del roadshow dovrebbero approfondire questi temi, mettendo a confronto buone pratiche e possibili strumenti di governance della filiera.

In sintesi, l’incontro di Napoli ha confermato che la collaborazione tra agricoltura e industria, se ben governata, può produrre effetti concreti sull’economia regionale: più stabilità per le aziende, posti di lavoro e investimenti mirati. Resta però cruciale trasformare queste opportunità in politiche operative che tengano insieme competitività, occupazione e sostenibilità.

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