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Il voto sulle pregiudiziali alla riforma elettorale, in programma giovedì prossimo, potrebbe determinare l’esito politico delle prossime settimane: se la legge non passa, aumentano le chance di elezioni anticipate e si riapre uno scenario di incertezza per le coalizioni. Per i partiti è tempo di conti, calcoli elettorali e valutazioni strategiche che mescolano sondaggi, alleanze e possibili ricorsi costituzionali.
I dirigenti del centrodestra lavorano per evitare defezioni in aula, mentre da più parti si sottolinea che la vera priorità resta la manovra economica, come ricordato da esponenti di Forza Italia. Nel centrosinistra cresce invece la pressione per tornare al voto quanto prima: la segretaria del Pd ha più volte insistito sull’opportunità di elezioni anticipate, mentre Carlo Calenda conferma la scelta di portare Azione in campo da sola, né alleata stabilmente con il centrosinistra né con il centrodestra.
Nei calcoli politici pesa anche il ruolo di Roberto Vannacci e del suo nuovo soggetto politico. Secondo l’ultima rilevazione Ipsos Doxa per il Corriere della Sera, se Vannacci restasse fuori dalla coalizione guidata da Giorgia Meloni il campo progressista sarebbe comunque in vantaggio. Un elemento che alimenta tensioni interne e trattative sul perimetro delle alleanze.
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Quali nodi rischiano di pesare
Due argomenti stanno infiammando il dibattito: le nuove regole sulla raccolta firme e l’assetto delle quote di genere nelle liste. Le modifiche alle modalità di firma sono già contestate da comitati che annunciano ricorsi alla Corte costituzionale, lamentando ostacoli alla partecipazione. Sul fronte della rappresentanza femminile, critiche arrivano da chi teme che la proposta uscita dal Senato possa ridurre significativamente la presenza delle donne in Parlamento.

La replica del centrodestra si concentra su una lettura diversa dei dati: esponenti azzurri ricordano che, nonostante le regole attuali, la presenza femminile nell’assemblea non raggiunge le soglie auspicabili e difendono la riforma come compatibile con un equilibrio di genere da migliorare nel tempo. Altri sottolineano invece che non ci sarà spazio nella coalizione per alcuni nuovi attori se non arriveranno aperture su posizioni considerate incompatibili.
La tensione interna al centrodestra è già esplosa in pubblico, con polemiche e attacchi fra leader. Sullo sfondo resta il rischio che, se la legge elettorale dovesse produrre un risultato incerto, nessuna delle due grandi coalizioni raggiunga la soglia necessaria per governare in modo stabile, aprendo la porta a uno scenario proporzionale e a una fase di grande trattativa politica.
Dati chiave del sondaggio Ipsos Doxa
- Fratelli d’Italia: 26,4%
- Partito Democratico: 19,5%
- Forza Italia: 7,3% (calo di circa 1 punto in un mese)
- Lega: 4,7% (leggero arretramento)
- M5S: 14,5% (stabile)
- AVs: 6,3% (stabile)
- Futuro Nazionale (Vannacci): 8,8% (cresita marcata)
Il sondaggista Nando Pagnoncelli evidenzia che le somme delle coalizioni variano a seconda della presenza o meno di Vannacci: senza il suo contributo il centrodestra si fermerebbe attorno al 39,4%, mentre un centrosinistra allargato raggiungerebbe il 44,5%. In una simulazione alternativa la coalizione progressista viene stimata al 43,9% e il centrodestra “tradizionale” al 38,7%. L’ingresso di Vannacci nel perimetro di destra sposterebbe i rapporti in misura ridotta: 45,7% per il centrodestra allargato contro il 45,2% dell’alleanza progressista.
Secondo Pagnoncelli, questi flussi non assicurano automaticamente la vittoria a nessuna delle parti, vista la stretta vicinanza dei due schieramenti e la possibilità di inversioni nelle due settimane che precedono la votazione parlamentare.
Indice di gradimento e valutazione dei leader: l’approvazione dell’esecutivo è scesa a 40 (era 42 a luglio), mentre il gradimento del capo del governo registra una flessione da 42 a 41. Fra i leader emerge un lieve calo per alcuni profili, con Tajani che perde qualche punto e Vannacci che, pur guadagnando voti per la sua formazione, vede il suo indice personale ridursi leggermente.
Nei prossimi giorni l’attenzione sarà tutta sull’esito delle pregiudiziali: se il Parlamento confermerà il testo, cominceranno le fasi successive di armonizzazione e possibili impugnazioni; in caso contrario l’ipotesi di tornare subito al voto guadagnerà forza. Per gli osservatori la posta in gioco è chiara: non solo la legge elettorale, ma il calendario politico del Paese e la composizione del prossimo Parlamento.











