All’incontro “Dialoghi sull’Innovazione accessibile – Innovaction”, organizzato oggi a Roma da Gsk in collaborazione con Adnkronos e con il patrocinio di Farmindustria, si è discusso di come orientare investimenti e politiche per rendere la ricerca farmaceutica più sostenibile e fruibile. Il nodo centrale: puntare sulla prevenzione per alleggerire la pressione sul Servizio sanitario nazionale e liberare risorse da destinare all’innovazione clinica, con particolare attenzione all’oncologia.
L’intervento di Antonino Biroccio, amministratore delegato di Gsk Italia, ha messo in luce un doppio problema che preme oggi sul sistema salute italiano: da un lato la trasformazione demografica, con nascite in calo e una popolazione che invecchia; dall’altro l’accelerazione tecnologica che richiede investimenti continui. Per Biroccio, solo affrontando entrambi i fattori sarà possibile mantenere sostenibilità e qualità delle cure.
All’incontro hanno partecipato rappresentanti del Governo, istituzioni, società scientifiche e industria. Secondo il manager, il dibattito è stato produttivo perché ha messo a confronto visioni diverse su accessibilità, equità e sostenibilità dell’innovazione sanitaria, con l’obiettivo dichiarato di tradurre le proposte emerse in soluzioni praticabili a beneficio dei pazienti e del sistema Paese.
Lavoro in cima all’agenda: Zangrillo chiede misure urgenti e punta al dibattito al festival
Golfo Aranci vince i playoff: La Salle battuta, festa in città
Gsk Italia ha sottolineato l’importanza di riconoscere il valore dell’innovazione per attrarre e trattenere capitali: il Paese non è solo in grado di richiamare investimenti, ma può anche offrire competenze e infrastrutture che giustificano la permanenza di attività produttive e di ricerca sul territorio nazionale.
Presenza e numeri di Gsk in Italia
Ripercorrendo la storia aziendale, Biroccio ha ricordato che l’attività di Gsk in Italia risale al 1932, con lo stabilimento di Verona come primo insediamento produttivo. Oggi l’azienda è profondamente radicata nel Paese e contribuisce all’occupazione e alla ricerca con cifre significative:
- 4.200 dipendenti diretti in Italia;
- circa 9.000 posti di lavoro considerando l’indotto;
- investimenti per 324 milioni di euro tra produzione e ricerca, pari a circa l’8% del contributo complessivo delle oltre 300 imprese farmaceutiche presenti in Italia;
- la spesa per ricerca e sviluppo di Gsk in Italia rappresenta circa il 7,5% del totale di settore.
Questi numeri, ha osservato il manager, spiegano perché l’azienda venga percepita come una realtà globale con forte radicamento locale: centri di ricerca e siti produttivi nazionali sono considerati eccellenze nel network internazionale dell’impresa.
Un punto chiave del discorso è stato il collegamento tra salute e economia: invecchiare meglio significa anche sostenere consumi e crescita. Biroccio ha citato come esempio la cosiddetta silver economy, ricordando che una quota rilevante della domanda interna proviene dalle persone sopra i 50 anni, il che rende le scienze della vita un settore strategico non solo per i pazienti ma anche per l’economia del Paese.
Per chiarire le implicazioni pratiche delle proposte emerse, ecco i principali effetti attesi se si rafforzasse la prevenzione e si potenziassero gli investimenti in ricerca:
- riduzione della domanda di cure croniche non previste, con conseguente alleggerimento dei costi ospedalieri;
- liberazione di risorse da reinvestire in terapie innovative, in particolare in campo oncologico;
- maggior attrattività per investimenti esteri e consolidamento delle competenze locali;
- creazione di posti di lavoro ad alta specializzazione nel settore della ricerca e produzione farmaceutica.
Il tono dell’incontro è stato pragmatico: oltre alla diagnosi, i partecipanti hanno provato a tracciare passi concreti per rendere l’innovazione più accessibile, senza rinunciare alla sostenibilità finanziaria. Resta ora il lavoro di trasformare i suggerimenti emersi in proposte operative condivise tra pubblico e privato.
Nel chiudere l’intervento, Biroccio ha ribadito l’importanza di un approccio che valorizzi tanto la prevenzione quanto la capacità di produrre valore attraverso la ricerca: due leve che, se governate insieme, possono ridisegnare il futuro della salute pubblica italiana.












