Energia: domanda record di ingegneri elettrici e giuristi

Mostra sommario Nascondi sommario

La transizione energetica sta trasformando il mercato del lavoro: non si tratta più soltanto di pannelli e pale eoliche, ma di catene complesse che richiedono competenze tecniche, gestionali e legali. Al Festival dell’economia di Trento esperti del settore hanno sottolineato come questa evoluzione generi urgenti bisogni formativi e professionali, con impatti concreti su imprese e amministrazioni.

Quali profili servono adesso

Secondo i partecipanti al panel, la domanda di lavoro si concentra su tre filoni principali: sviluppo degli impianti, gestione dell’energia e costruzione delle infrastrutture di rete. Questi ambiti richiederanno figure diversificate, non solo tecnici specializzati ma anche competenze amministrative e giuridiche per affrontare procedure complesse.

In particolare, emergono due criticità immediate: la scarsità di talenti tecnici e la crescente complessità dei processi autorizzativi.

  • Ingegneri elettrici e progettisti: necessari per progettare e mettere in esercizio nuovi impianti e integrare sistemi di storage e accumulo.
  • Specialisti di energy management: professionisti in grado di ottimizzare consumi, integrare fonti rinnovabili e gestire la domanda in tempo reale.
  • Esperti di reti e infrastrutture: competenze per pianificare e mantenere le reti di trasmissione e distribuzione, incluse le connessioni con sistemi di storage.
  • Profili giuridici e amministrativi: avvocati e tecnici per pratiche autorizzative, valutazioni d’impatto e rapporti con enti locali.
  • Figure trasversali: project manager, analisti di mercato e specialisti in cybersecurity per proteggere le nuove infrastrutture.

Perché conta per cittadini e imprese

L’assenza di competenze adatte può rallentare progetti strategici, allungare i tempi delle autorizzazioni e aumentare i costi. Per le aziende significa difficoltà a espandere capacità produttiva; per i territori, ritardi nella realizzazione di reti e sistemi di accumulo utili alla stabilità della fornitura.

Allo stesso tempo, la crescita delle attività legate a storage e batterie apre opportunità per nuovi posti di lavoro, dall’installazione alla manutenzione fino alla gestione operativa.

Cosa serve nelle politiche e nella formazione

Per colmare il divario serve una strategia che unisca formazione tecnica mirata, incentivi per le imprese che investono in capitale umano e semplificazioni normative dove possibile. Università, istituti tecnici e aziende dovranno collaborare per offrire percorsi pratici e aggiornati alle esigenze del mercato.

Interventi pratici potrebbero includere tirocini obbligatori nei progetti di energia rinnovabile, corsi serali per tecnici già in servizio e programmi di riqualificazione per lavoratori di settori in calo.

Se non si agisce con rapidità, la carenza di figure strategiche rischia di diventare uno strozzamento sulla capacità del paese di raggiungere gli obiettivi energetici fissati a livello nazionale ed europeo.

In conclusione, la trasformazione del settore energetico non è solo una sfida tecnologica: è una sfida del capitale umano. Identificare e formare le nuove professioni dell’energia sarà decisivo per accelerare la transizione senza compromettere sicurezza e competitività.

Dai il tuo feedback

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



Però Torino è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento