Il rincaro delle bollette sta mettendo in grave difficoltà le piccole e medie imprese della Sardegna, aggravando un problema già nazionale. La questione è al centro della 22ª edizione della convention “Energies and Sustainability Confartigianato High School”, in corso fino al 23 settembre a Domus de Maria, dove si discute sia dell’emergenza immediata sia di strategie energetiche di lungo periodo.
Per le aziende isolane l’aumento dei costi energetici ha effetti concreti sulla competitività: margini stretti, difficoltà a investire e rischio di scivolare indietro rispetto ai concorrenti europei. Confartigianato sollecita misure fiscali urgenti per ridurre il carico che pesa sulle imprese.
Durante l’incontro sono stati presentati dati che mostrano come il differenziale di costo energetico tra Italia ed Europa sia significativo e, per la Sardegna, particolarmente pesante. Secondo l’associazione, l’Italia paga complessivamente circa 3,7 miliardi in più rispetto alla media europea, con quasi la metà di questo gap riconducibile a prelievi fiscali e oneri parafiscali.
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- 3,7 miliardi: gap di spesa energetica dell’Italia rispetto alla media UE.
- 47,4%: incidenza degli oneri fiscali e parafiscali su quel differenziale, secondo Confartigianato.
- 95.000 imprese sarde: numero stimato di Pmi regionali coinvolte.
- 103 milioni: incremento stimato dei costi elettrici sostenuti dalle imprese sarde negli ultimi mesi rispetto alla media europea.
- 0,25% del Pil regionale: impatto stimato del caro bollette sulla Sardegna, che risulta quarta nella graduatoria nazionale per incidenza.
Il presidente regionale di Confartigianato ha richiamato l’urgenza di interventi mirati per evitare che le imprese sarde perdano competitività sul mercato europeo. La richiesta principale è una riduzione del prelievo fiscale sull’energia, considerata una leva immediata per alleggerire i costi operativi delle piccole attività.
Annuncio del ministro: legge delega e tempi
Tra i partecipanti alla convention sono intervenuti esponenti nazionali e locali della politica ed economia, fra cui ex membri del governo e la presidente della Regione. Ma l’intervento più atteso è stato quello del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, che ha annunciato novità legislative sul fronte del nucleare.
Il ministro ha dichiarato che il Senato potrebbe approvare in via definitiva la legge delega sul nucleare già mercoledì: l’obiettivo indicato dal governo è di arrivare alla realizzazione di un primo impianto entro il 2035. Le modalità di attuazione saranno definite con decreti che conterranno i criteri per l’individuazione delle aree idonee; a tali scelte parteciperanno anche le Regioni e il mondo delle imprese.
La strategia annunciata non punta a grandi centrali tradizionali, ma a impianti di dimensioni contenute: si è parlato di reattori più piccoli, con una distribuzione territoriale diversa rispetto alle centrali storiche.
Parallelamente il ministro ha promesso una forte accelerazione sul decreto bollette, attualmente al centro di un confronto con la Commissione europea. L’esecutivo valuta di spingere su interventi nazionali se le trattative comunitarie non porteranno risultati concreti in tempi rapidi.
Questo doppio binario — misure strutturali sul medio-lungo periodo e provvedimenti urgenti per alleggerire il conto energetico — delinea una risposta che tenta di bilanciare pianificazione e urgenza. Per le imprese isolane, però, il tempo resta un fattore critico: servono soluzioni operative che incidano già sui costi a breve termine, oltre alle prospettive future sul mix energetico nazionale.
Le prossime settimane saranno decisive: da un lato si attendono le mosse del Parlamento e i testi dei decreti attuativi sul nucleare; dall’altro resta aperta la partita sul sostegno immediato alle imprese per contenere il peso delle bollette e tutelare occupazione e investimenti sul territorio.











