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È morta Enrica Bonaccorti: la conduttrice, attrice e autrice italiana si è spenta il 12 marzo in una clinica di Roma, a 76 anni, per complicazioni legate a un tumore al pancreas diagnosticato meno di un anno fa. La sua scomparsa riporta all’attenzione il tema della prevenzione e il valore di una figura che ha attraversato decenni di televisione, radio e teatro italiani.
La notizia arriva dopo la sua ultima apparizione televisiva, il 12 febbraio 2026, nello studio di Rai1 dove aveva parlato del proprio stato di salute e della famiglia, citando in particolare la figlia, che l’ha accompagnata nel percorso di malattia. Bonaccorti aveva raccontato di essere diventata madre giovane e di aver cresciuto la figlia con il supporto della propria madre.
Carriera e stile
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Con un profilo professionale difficile da incasellare, Enrica Bonaccorti è stata presente in più ambiti dello spettacolo: dalla radio alla televisione, dal teatro al cinema, fino alla scrittura. Non ostentava posa da diva ma è rimasta nota per un garbo sobrio e una professionalità riconosciuta dal pubblico e dalle istituzioni del servizio pubblico.
Nel corso della sua carriera si è anche cimentata come autrice di testi musicali: tra i più ricordati c’è il brano associato al nome di Domenico Modugno, che segnò un segmento rilevante della sua attività creativa.
- Fine anni ’70: approdo alla Rai con programmi di intrattenimento.
- Anni ’80: successo consolidato con programmi serali e appuntamenti popolari.
- Anni ’90: passaggio significativo alla radio del servizio pubblico e esperienze in Mediaset.
- Autrice e scrittrice: pubblicazioni, poesie e raccolte negli ultimi anni.
Ultimi mesi e risonanza pubblica
Dopo la diagnosi Bonaccorti scelse per qualche mese la riservatezza, poi tornò a parlare della malattia pubblicamente, con l’intento di condividere il proprio percorso e spronare alla prevenzione. Le sue interviste televisive e i messaggi sui social hanno avuto grande eco, soprattutto per il tono equilibrato con cui ha affrontato il tema.
Amici e colleghi hanno espresso cordoglio e ricordi affettuosi. Tra i messaggi più seguiti sui social quello di Mara Venier, che ha pubblicato una fotografia insieme a lei accompagnata da parole di profondo affetto. Un altro momento particolarmente commovente è stato l’abbraccio pubblico di Renato Zero durante un concerto, gesto che ha avuto ampia diffusione online.
Nel panorama delle testimonianze si sono distinti anche omaggi e parole di stima da parte di figure note del mondo dello spettacolo, che hanno sottolineato la versatilità e il garbo umano di Bonaccorti. Sulla radio pubblica, poi, un collega le ha dedicato l’apertura della propria trasmissione eseguendo il brano a lei legato.
Letteratura e ultimo lavoro
Negli ultimi anni Bonaccorti aveva ripreso a scrivere con intensità: era al lavoro su un’autobiografia e aveva pubblicato una raccolta intitolata Nove novelle senza lieto fine (Baldini+Castoldi), che raccoglieva poesie, aforismi e riflessioni personali. Alcuni editori e amici hanno condiviso frammenti dei suoi testi, che trattavano anche il tema della finitezza e della memoria.
La scelta di raccontare la malattia pubblicamente e di utilizzare la scrittura come strumento di elaborazione ha dato a molti la percezione di una figura che ha saputo trasformare l’esperienza personale in contributo culturale.
Funerali e commemorazioni
Le esequie si svolgeranno oggi a Roma, nella Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo, alle 15. La camera ardente è stata allestita nella clinica in cui è spirata e resterà aperta per parenti e amici fino a sabato alle 12.
Il commiato pubblico e le numerose testimonianze sottolineano come la sua assenza tocchi aspetti diversi della scena culturale italiana: non solo il ricordo di programmi e canzoni, ma anche la riflessione su fragilità, cura e ruolo dei personaggi pubblici nel dare messaggi di prevenzione.
Perché questa notizia conta oggi: la morte di Enrica Bonaccorti richiama l’attenzione sulla prevenzione delle malattie oncologiche e sulla funzione sociale delle personalità pubbliche che condividono esperienze personali. Inoltre, pone l’accento sulla necessità di conservare e valorizzare le eredità artistiche che attraversano più generazioni.











