Versalis esclude Porto Torres dal piano industriale: rischio per occupazione locale

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Il sito industriale di Porto Torres è rimasto fuori dal piano di riconversione annunciato da Versalis: né gli investimenti per la chimica tradizionale né quelli per i progetti di chimica sostenibile lo includono, secondo quanto denunciato dai sindacati. La scelta apre un’incognita sul futuro dell’occupazione e dell’indotto locale e ha spinto Cgil e Filctem a mobilitarsi davanti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

I rappresentanti sindacali hanno organizzato un presidio giovedì scorso davanti al MIMIT per chiedere chiarimenti su un punto preciso: il sito di Porto Torres non figura nel tavolo di monitoraggio previsto dal protocollo tra Eni e Versalis. La protesta è stata promossa dalla CGIL e dalla Filctem CGIL, che considerano grave l’esclusione dalla road map degli investimenti.

Le ragioni ufficiali e le preoccupazioni dei sindacati

Da parte di Eni-Versalis, il piano presentato motiva la scelta con una crisi strutturale della chimica di base in Europa, che renderebbe necessario orientare le attività verso prodotti più specializzati e tecnologie innovative. Il documento illustrato ai tavoli di confronto cita interventi per alcuni stabilimenti in Puglia e Sicilia, senza tuttavia menzionare il sito sardo.

I segretari nazionali della Cgil e della Filctem hanno espresso forte preoccupazione per la sorte degli impianti storici: secondo i sindacati, la progressiva riduzione delle attività di chimica di base rischia di tradursi nella chiusura o nella dismissione di impianti che fino ad oggi hanno sostenuto occupazione, competenze e filiere nel territorio.

Che cosa cambia per Porto Torres

Per capire le ricadute concrete, basta considerare tre elementi che i sindacati mettono in rilievo:

  • Lavoro: dipendenti diretti e professionalità specializzate a rischio in assenza di investimenti mirati.
  • Indotto: aziende locali fornitrici e appaltatrici potrebbero vedere ridimensionare commesse e contratti.
  • Territorio: impatto sull’economia locale e sulle opportunità di sviluppo industriale e tecnologico.

Le organizzazioni sindacali chiedono un confronto immediato per chiarire se esistano alternative al processo di dismissione o misure di tutela per i lavoratori coinvolti.

Perché questa vicenda conta oggi

La questione interessa non soltanto chi lavora nello stabilimento ma l’intero sistema produttivo e sociale dell’area: una revisione degli investimenti in favore di alcuni siti e l’esclusione di altri possono accelerare spopolamento industriale e perdita di competenze tecniche difficili da recuperare. Inoltre, la transizione verso una chimica più specializzata pone interrogativi sulle tempistiche e sulle garanzie occupazionali.

Resta aperta la richiesta dei sindacati per inserire Porto Torres nel tavolo di monitoraggio del protocollo Eni-Versalis e ottenere impegni concreti sul futuro produttivo e occupazionale dello stabilimento.

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