Albania guida nuova strategia migratoria: hub in Uganda e Montenegro proposti dopo Ceuta

L’Italia intende trasformare il cosiddetto modello Albania in una proposta europea: creare hub esterni dove rimpatriare migranti verso Paesi terzi ritenuti “sicuri”, con costi coperti da fondi comunitari. La proposta sarà formalizzata e portata martedì dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al Consiglio straordinario dei ministri europei convocato dopo la crisi di Ceuta, con ricadute immediate sulle politiche di controllo delle frontiere e sui rimpatri.

Si tratta di un tentativo di spostare fuori dall’Unione le procedure di gestione dei flussi irregolari, ma la strategia si scontra già con ostacoli pratici e giuridici, oltre che con la necessità di trovare partner disposti ad accogliere centri di detenzione o transito.

Secondo fonti governative, esiste una prima rosa di Paesi potenzialmente disponibili; molti si trovano in Africa ma ci sono anche opzioni extra-europee. L’elenco preliminare include:

  • Ghana
  • Senegal
  • Tunisia
  • Libia
  • Mauritania
  • Egitto
  • Uganda (interesse segnalato da Germania, Austria e Paesi Bassi)
  • Uzbekistan
  • Armenia
  • Montenegro
  • Etiopia

Più che un inventario concluso, è una lista consultiva: la scelta finale dipenderà dagli accordi bilaterali, dalle garanzie di sicurezza e soprattutto dalla disponibilità dei fondi europei. Il Governo italiano intende collegare il meccanismo degli hub esterni all’attuazione del regime commerciale GSP+, approvato quest’anno e operativo dal 1° gennaio 2027, che lega agevolazioni tariffarie alla cooperazione nel rimpatrio dei cittadini irregolari.

Il Viminale lavora anche per rendere operativo a pieno regime il centro in Albania entro l’anno: il sito di Gjader — già oggetto di contestazioni giudiziarie — dovrebbe tornare ad avere un ruolo centrale, se si risolveranno i contenziosi che ne hanno finora limitato l’uso.

Il progetto originario per Gjader prevedeva numeri molto più alti rispetto all’attuale impiego: l’idea era una capacità teorica di 3.000 persone al mese (fino a 36.000 l’anno), con procedure accelerate per l’esame delle domande di asilo. Nella pratica, dal mese di aprile dell’anno scorso il sito è adibito principalmente a Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr), con passaggi limitati e un numero contenuto di rimpatri effettivi.

La struttura è composta da tre aree distinte: un centro per richiedenti asilo da circa 880 posti, un Cpr da 144 posti e una sezione penitenziaria da 20 posti. Parallelamente è stato istituito un hotspot al porto di Schengjin dove sono state impiegate anche navi militari italiane per l’accoglienza temporanea dei migranti intercettati nel Mediterraneo centrale; però, in diversi casi, i trattenimenti non hanno ottenuto convalida giudiziaria.

Il quadro esterno a queste proposte rimane teso: mentre proseguono i rimpatri verso il Marocco dopo l’ingresso massiccio di persone a Ceuta il 30 luglio, il bilancio ufficiale delle vittime è salito a 71. Anche il Pontefice ha espresso preoccupazione per la situazione nell’enclave e ha invocato soluzioni che coniughino stabilità e rispetto dei diritti.

Le principali incognite sulla fattibilità dell’iniziativa europea sono tre:

  • Finanziamento: la disponibilità di fondi Ue per sostenere infrastrutture e accordi di riammissione;
  • Accordi politici: la volontà dei Paesi terzi di collaborare e le condizioni imposte per l’accoglienza;
  • Vincoli legali: decisioni giudiziarie nazionali e obblighi internazionali sui diritti dei richiedenti asilo.

Martedì, al tavolo europeo, l’Italia presenterà quindi un pacchetto composito che combina hub esterni, l’uso rafforzato della struttura albanese e la leva del GSP+ per ottenere maggiore collaborazione internazionale sui rimpatri. Il confronto con gli altri Stati membri sarà decisivo per capire se la proposta potrà tradursi in un meccanismo operativo o resterà una linea politica da negoziare a lungo.

Dai il tuo feedback

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



Però Torino è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento