Salute circolare guida nuovo interesse dei giovani: Capua (Sais) spiega perché

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La virologa Ilaria Capua presenta oggi una visione che vuole trasformare il modo in cui pensiamo la salute: la **salute circolare** non è solo un concetto tecnico, ma un approccio mentale che mette in rete ambiente, animali e persone, e che può aprire nuove strade professionali per i più giovani. Perché conta ora: la crisi climatica, le emergenze sanitarie e la crescente interdipendenza globale richiedono modelli formativi e di ricerca capaci di rispondere in modo integrato e rapido.

Un cambio di paradigma nella formazione

Capua ha evidenziato come il progetto SAIS punti a consolidare competenze trasversali, superando la tradizionale separazione tra discipline. L’obiettivo è formare figure in grado di lavorare congiuntamente su rischi sanitari, gestione ambientale e salute pubblica.

Aula universitaria con studenti e materiali multidisciplinari
Esempio di percorso formativo che integra più discipline.

Il messaggio chiave è semplice: per affrontare minacce complesse servono team multidisciplinari e percorsi didattici che includano biologia, politiche pubbliche, economia e tecnologie digitali.

Perché i giovani sono centrali

Secondo Capua, la componente giovanile sarà determinante nella diffusione di questo approccio. I giovani portano flessibilità mentale, familiarità con strumenti digitali e una propensione maggiore all’innovazione — elementi utili per mettere in pratica la **salute circolare**.

Giovani con dispositivi digitali che collaborano in gruppo
I giovani portano flessibilità e familiarità con strumenti digitali.

  • Nuove opportunità occupazionali nei settori della prevenzione, monitoraggio e mappatura dei rischi sanitari;
  • Competenza interdisciplinare richiesta da istituzioni pubbliche e imprese;
  • Maggiore coinvolgimento in progetti di ricerca applicata e startup della salute.

Quali conseguenze pratiche?

Adottare un criterio circolare nella salute implica cambiamenti concreti: dalla gestione dei dati sanitari alla progettazione delle politiche urbane fino alla prevenzione delle zoonosi. Significa anche ripensare investimenti e priorità di ricerca, orientandoli verso soluzioni sostenibili e condivise.

Non si tratta solo di nuove didattiche: è richiesta una rete tra università, enti di ricerca, istituzioni locali e settore privato per convertire le idee in pratiche efficaci.

Linee d’azione suggerite

Tra le proposte emerse, alcune appaiono immediatamente realizzabili:

  • integrazione di moduli interdisciplinari nei corsi di laurea;
  • stage e tirocini in organizzazioni che operano su temi ambientali e sanitari;
  • borse di studio dedicate a progetti che connettono salute umana, animale e ambientale;
  • laboratori di co-design per giovani ricercatori e professionisti.

Questi interventi mirano a rendere i percorsi formativi più aderenti alle esigenze del mercato del lavoro e delle emergenze contemporanee.

Un appello al sistema paese

Capua ha richiamato le istituzioni a sostenere questo cambio di prospettiva con politiche stabili, finanziamenti mirati e infrastrutture di rete. Senza un supporto strutturato, gli sforzi rimarrebbero frammentari e difficilmente scalabili.

Il tempo per agire è ora: migliorare la resilienza del sistema sanitario e ambientale passa anche attraverso la formazione di una nuova generazione pronta a operare con visione integrata e strumenti innovativi.

In sintesi, l’idea di **salute circolare** proposta da SAIS si propone non come un’alternativa teorica, ma come una guida pratica per riprogettare formazione, ricerca e politiche pubbliche, con un ruolo centrale riservato ai giovani professionisti e ricercatori.

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