Mostra sommario Nascondi sommario
Sul palcoscenico del Teatro Strehler debutta oggi una messa in scena italiana di una drammaturga americana giovane ma già molto rappresentata: la replica di questo allestimento rimane in cartellone fino al 3 maggio e propone un teatro di piccole verità che parla direttamente al pubblico contemporaneo. Perché conta adesso? Perché mette al centro la relazione e il bisogno di comunità in un momento in cui il teatro cerca nuove forme per riconnettere spettatori e interpreti.
Un progetto corale guidato da Valerio Binasco
Valerio Binasco, noto per i suoi lavori come attore e regista, firma questa versione italiana puntando all’essenzialità del racconto e all’intensità degli interpreti. Il allestimento è sostenuto dal Teatro Stabile di Torino sotto la direzione di Filippo Fonsatti, che conferma l’attenzione della scena istituzionale verso autori internazionali emergenti.
Piano casa: mira a 100mila alloggi in 10 anni, bozza in Cdm l’1° maggio
Turismo Valtellina: nuova web app trasforma l’eredità olimpica in opportunità
La compagnia schiera nomi consolidati e nuove voci: Pamela Villoresi, Alessia Giuliani, Andrea Di Casa, Marta Trenta insieme allo stesso Binasco. Una scelta che privilegia l’esperienza recitativa sul vezzo registico e che lascia spazio all’ascolto tra personaggi.
Cosa succede in scena
La pièce immagina quattro sconosciuti che si ritrovano in un corso serale di recitazione, non per inseguire una carriera artistica, ma per cercare nuovi modi di comunicare e di stare in relazione. L’ambiente, volutamente raccolto, diventa il luogo in cui si affiorano storie di amori finiti, solitudini e tentativi di rinascita.
Binasco evita il metateatro e i colpi di scena retorici: la regia si concentra sui piccoli gesti, sulle pause e sul modo in cui gli attori accedono alle emozioni dei personaggi. Lo spazio scenico — progettato da Guido Fiorato — è ricco di oggetti di uso pratico per gli esercizi di recitazione: cerchi, specchi e pedane che assumono valore simbolico nella dinamica di gruppo.
Un teatro di sguardi e vuoti
La drammaturgia, firmata da Annie Baker, privilegia una scrittura essenziale che lascia intendere piuttosto che spiegare. L’effetto è quasi clinico nella capacità di mettere a nudo ferite personali senza ricorrere a una psicologia esaustiva.
Questo approccio si colloca in una tradizione americana che da decenni esplora la profondità dell’individuo attraverso la vita quotidiana, proseguendo un filone che ha nomi come Miller e Williams ma aggiornandone il linguaggio a sensibilità odierne.
- Titolo: Circle Mirror Transformation
- Regia: Valerio Binasco
- Autrice: Annie Baker (n. 1981)
- Dove: Teatro Strehler
- Quando: in scena fino al 3 maggio
- Cast: Pamela Villoresi, Alessia Giuliani, Andrea Di Casa, Marta Trenta, Valerio Binasco
- Scene: Guido Fiorato — uso di oggetti scenici simbolici (cerchi, specchi, pedane)
Per il pubblico, lo spettacolo offre più di un intrattenimento: è un’occasione per osservare come il teatro possa farsi luogo di pratica relazionale e riflessione esistenziale. Non risolve le questioni dei personaggi, ma le mette in vista in modo nitido, invitando a una partecipazione attenta.
In un panorama teatrale che sempre più chiede figure polivalenti — autori che dirigono, attori che curano la messinscena — questa lettura di Circle Mirror Transformation conferma una tendenza verso produzioni intime, efficaci nella qualità delle interpretazioni più che nel virtuosismo visivo. Il risultato è un teatro che cerca vicinanza e ascolto, elementi oggi molto ricercati dagli spettatori.












