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Cortina chiude le Paralimpiadi con il sapore di svolta: l’Italia firma la sua miglior rassegna invernale di sempre e trasforma lo sci paralimpico in una vera potenza. Dietro i numeri, ci sono storie personali di resilienza, ritorni dopo infortuni gravi e tensioni internazionali che hanno reso la manifestazione molto più che una semplice conta delle medaglie.
La riscossa italiana sulla neve
Lo sci è stato il grande protagonista per la nazionale azzurra: atleti e atlete hanno raccolto risultati senza precedenti, confermando un salto di qualità tecnico e organizzativo. A trasformare l’entusiasmo in cifre e titoli sono stati nomi già noti e nuovi protagonisti, capaci di incidere in tutte le specialità.
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Chiara Mazzel è diventata il simbolo di questa edizione. Tornata competitiva dopo la perdita quasi totale della vista a 18 anni per un glaucoma, ha dichiarato più volte che lo sport le ha ridato la vita. A Cortina ha conquistato l’oro nel Super-G e tre argenti — discesa, combinata e gigante — e si è messa alle spalle avversarie che avevano dominato molte gare. Le sue gare sono state seguite dalle guide Nicola Cotti Cottini e Fabrizio Casal, fondamentali per ogni risultato.
Giacomo Bertagnolli conferma il suo ruolo di colonna dello sport paralimpico italiano: nel programma Vision Impaired ha aggiunto altre cinque medaglie al suo palmarès (due ori, due argenti e un bronzo) insieme alla guida Andrea Ravelli, portando il totale di medaglie paralimpiche in carriera a cifre che nessun azzurro invernale ha ancora raggiunto.
Ritorni, protesi e nuovi traguardi
L’emozione più intensa nel parterre degli italiani è arrivata anche dallo snowboard. Emanuel Perathoner, veterano della tavola, ha vinto due ori nelle prove di snowboard cross e banked slalom dopo una lunga riabilitazione seguita a un grave infortunio del 2021 che aveva richiesto un impianto protesico al ginocchio. La sua vittoria è stata letta come la consacrazione di una seconda carriera.
- Chiara Mazzel – 1 oro (Super‑G), 3 argenti (discesa, combinata, gigante)
- Giacomo Bertagnolli (con Andrea Ravelli) – 2 ori, 2 argenti, 1 bronzo
- Emanuel Perathoner – 2 ori nello snowboard
- Oksana Masters (USA) – 4 ori, 1 bronzo a queste Paralimpiadi; 23 medaglie complessive nella carriera
- Ucraina – protagonista nel biathlon, 3 ori in una sola mattinata
- Russia – riammissione con inno ufficiale suonato più volte durante i Giochi
Il ritorno della Russia e le tensioni sul podio
Questa edizione non è stata solo sport. Dopo anni di esclusione, la Russia è tornata a sfilare con la propria bandiera e ha ascoltato il proprio inno in diverse occasioni. Sul piano del medagliere si è piazzata nelle posizioni alte, con risultati che hanno cambiato la geografia della classifica generale e riacceso il dibattito sulle ricadute politiche e morali nelle competizioni internazionali.
Allo stesso tempo l’Ucraina ha mostrato grande incisività soprattutto nel biathlon, dove atleti come Taras Rad, Serhii Kucheriavyi e Oleksandra Kononova hanno conquistato oro nello stesso giorno, contribuendo a un bottino complessivo che colloca Kiev tra le nazioni più competitive, nonostante il numero relativamente basso di ori rispetto al totale delle medaglie.
Le storie che restano
Tra i volti più ammirati c’è anche Oksana Masters, nata in Ucraina e cresciuta negli Stati Uniti, che ha aggiunto altre medaglie al suo straordinario palmarès. La sua carriera attraversa sport diversi — dal canottaggio all’handbike fino agli sport invernali — e contiene tappe di sofferenza e rinascita: orfanotrofio, adozione, amputazioni e difficili interventi che non le hanno impedito di restare protagonista assoluta.
Per l’Italia il bilancio va oltre il podio: risultati come questi consolidano programmi di preparazione, attraggono attenzione mediatica e possono spingere investimenti su tecnologie, centri di allenamento e percorsi giovanili. Il vero test sarà trasformare l’onda emotiva in strutture durature che mantengano la crescita anche nel prossimo quadriennio.
La rassegna di Cortina lascia così una doppia eredità: una sportiva, fatta di medaglie e primati; e una politica, aperta dal dibattito sulla partecipazione delle nazioni e sulle modalità con cui lo sport si confronta con eventi esterni. Per atleti e allenatori, però, il messaggio principale è semplice e diretto: la neve ha premiato chi ha saputo rialzarsi.












