Pmi in bilico: l’Inps chiede unità, occupazione stabile e formazione per tenere il sistema

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La gestione della transizione economica richiede un progetto condiviso che metta in rete istituzioni, imprese e dirigenti: questo il nucleo del messaggio emerso alla recente edizione del Forum nazionale di Federmanager a Roma. Per Valeria Vittimberga, direttore generale dell’Inps, il vero banco di prova sarà la capacità di costruire competenze e condizioni di lavoro in grado di assorbire l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’economia.

Un approccio integrato contro i « compartimenti stagni »

Intervenendo all’Auditorium Antonianum, Vittimberga ha insistito sulla necessità di superare logiche frammentate: non basta intervenire su un singolo aspetto — formazione, politiche industriali o welfare — se le azioni non sono coordinate. Solo una visione complessiva, ha spiegato, può garantire la sostenibilità del sistema nel medio periodo.

La proposta è chiara: trasformare relazioni spesso separate in una rete operativa che unisca capitale umano e decisionale. Il punto è pratico, non teorico: come adattare le regole del lavoro e gli strumenti di protezione sociale a una rivoluzione tecnologica che accelera.

Perché conta per i cittadini e le imprese

La questione è rilevante oggi perché l’introduzione massiccia di strumenti digitali e sistemi automatizzati sta cambiando profili professionali e percorsi di carriera. Se non si interviene per aggiornare le competenze, aumenterà il rischio di disallineamento tra domanda e offerta di lavoro.

In pratica, per lavoratori e manager ciò significa dover investire in formazione continua, mentre per le imprese diventa cruciale ripensare modelli organizzativi e sistemi di gestione del personale. Anche il welfare deve evolvere per sostenere percorsi più flessibili e frammentati.

  • Governance coordinata: politiche industriali e di lavoro allineate tra Stato, imprese e rappresentanze dei dirigenti;
  • Formazione continua: percorsi di upskilling e reskilling mirati alle competenze digitali e trasversali;
  • Qualità del lavoro: misure per garantire condizioni occupazionali dignitose e stabilità sociale;
  • Protezione sociale: strumenti di welfare modernizzati per supportare transizioni di carriera;
  • Collaborazione pubblico-privato: progetti pilota e investimenti comuni per sperimentare modelli replicabili.

Il rischio, avverte Vittimberga, è che la frammentazione delle politiche amplifichi disuguaglianze e renda più difficile l’inclusione dei lavoratori meno qualificati. Allo stesso tempo, una risposta tempestiva può creare vantaggi competitivi per le imprese e nuove opportunità occupazionali.

Al Forum sono emersi inoltre segnali concreti di collaborazione tra aziende e istituzioni: iniziative locali di formazione congiunta, protocolli per la gestione delle competenze e tavoli di confronto per rivedere le normative del lavoro alla luce delle innovazioni tecnologiche.

Per i prossimi mesi, la sfida indicata è duplice: mettere a sistema gli strumenti già esistenti e accelerare sperimentazioni pratiche che possano essere scalate su scala nazionale. Senza questa doppia azione, la trasformazione digitale rischia di restare una fonte di disordine, non di progresso.

In sintesi: non si tratta soltanto di introdurre nuove tecnologie, ma di ricostruire un equilibrio tra capitale umano, imprese e istituzioni per governare l’innovazione in modo sostenibile e inclusivo.

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