Mostra sommario Nascondi sommario
A pochi giorni dall’alba del nuovo campionato, l’Uragano Pirri rischia di non avere neppure il luogo dove giocare: una situazione che travalica il campo sportivo e mette in pericolo un presidio sociale del quartiere. Il problema non è tecnico ma infrastrutturale — e ha conseguenze immediate su ragazzi, famiglie e volontari che tengono in vita il club.
La società, fondata nel 1959, si prepara ad allineare le maglie per il suo sessantasettesimo campionato consecutivo in Figc, un primato di continuità nell’hinterland cagliaritano subito dopo il Cagliari. Ma quest’anno il problema più urgente è semplice e drammatico: manca un campo dove allenarsi e disputare le partite casalinghe.
Uomo travolto e ucciso per errore d’identità: il conducente lo credeva un rivale
Marcegaglia: stabilità essenziale, permangono criticità rilevanti
Senza un impianto ogni allenamento diventa una trattativa, ogni gara interna necessita di ospitalità esterna, con costi aggiuntivi e logistica che gravano su dirigenti e famiglie. Per il presidente Costanzo Chessa — fra i fondatori del club quando aveva 19 anni — la priorità è chiara: trovare un terreno regolamentare dove i ragazzi possano allenarsi con continuità.
Il valore sociale oltre il risultato sportivo
Per decenni l’Uragano Pirri ha offerto più di partite: un luogo di aggregazione, disciplina e formazione. Il vuoto che si aprirebbe con la chiusura del sodalizio non è solo sportivo, è sociale. «Non chiediamo privilegi, ma condizioni minime per fare sport», dice Chessa, che spiega come le spese ordinarie vengano coperte quasi esclusivamente da risorse private e volontariato.

La mancanza di campo si traduce in effetti concreti e immediati:
- maggiore spesa per trasferte e affitto campi esterni;
- allenamenti saltati o irregolari con ripercussioni sulla crescita tecnica dei ragazzi;
- riduzione della partecipazione giovanile e rischio abbandono;
- perdita di un presidio comunitario che tiene insieme diverse generazioni.
Squadra e progetto tecnico
Sul piano sportivo la rosa è stata completamente rinnovata: giovani, volti nuovi e un’età media più bassa. La dirigenza ha scelto la stabilità in panchina confermando Alberto Chessa, figlio del presidente, per garantire continuità familiare e organizzativa.

Obiettivo realistico: restare nella categoria senza inseguire promesse irrealistiche, dando tempo al nuovo gruppo di amalgamarsi. «Serve pazienza — riassume il presidente — e soprattutto un luogo dove lavorare con regolarità: da quello dipendono anche i risultati sul campo.»
| Voce | Dato |
|---|---|
| Fondazione | 1959 |
| Stagioni consecutive in Figc | 67 |
| Presidente | Costanzo Chessa |
| Allenatore | Alberto Chessa |
| Passaggi storici | Promozioni da Terza e Seconda categoria; promozione in Promozione mancata per poco negli anni ’80 |
| Alunni di rilievo | Salvatore Matrecano (arrivato a club professionistici in Italia e all’estero) |
La richiesta alle istituzioni
L’appello del club è formale e senza strappi: disponibilità a sedersi al tavolo con Comune, Municipalità o qualsiasi ente possa concedere uno spazio. Non si pretende uno stadio, ma un campo regolamentare dove svolgere attività settimanale e partite di campionato.
Se da un lato la squadra è pronta a scendere in campo con nuove energie, dall’altro la sopravvivenza del progetto dipende da una risposta rapida. Per il quartiere Pirri l’Uragano non è solo una società sportiva: è un pezzo di storia locale che rischia di sparire se non verranno messe a disposizione risorse e spazi adeguati.
La stagione ufficiale incombe: la questione del campo non è più rinviabile e la decisione delle autorità locali potrebbe determinare il futuro di una delle realtà più antiche del territorio.











