Nel corso del Forum nazionale Federmanager a Roma è stato presentato il “Manifesto 2026”: un appello a rafforzare la presenza di competenze manageriali nelle imprese italiane come leva per la crescita delle PMI e per la tutela della sovranità industriale. Le proposte avanzate mirano a tradurre rapidamente quelle competenze in strumenti concreti: regole chiare, costi energetici sostenibili e percorsi di aggiornamento professionale.
Valter Quercioli, presidente nazionale di Federmanager, ha illustrato il documento davanti a rappresentanti del mondo imprenditoriale e istituzionale, sottolineando come la qualità della gestione sia decisiva per mantenere e rilanciare il ruolo manifatturiero del Paese. Secondo l’associazione, senza una cultura manageriale diffusa molte PMI restano intrappolate in processi ereditati, incapaci di scalare o di resistere a shock esterni.
Il Manifesto delinea una serie di interventi pratici che, se attuati, avrebbero impatti diretti sulle aziende e sul mercato del lavoro. L’enfasi non è solo sulla crescita, ma anche sulla capacità del sistema produttivo di autoproteggersi in periodi di tensione internazionale.
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- Stabilità normativa: norme prevedibili per facilitare investimenti a medio-lungo termine e pianificazione strategica.
- Competitività energetica: misure per ridurre il costo e la volatilità dell’energia, elemento chiave per l’industria.
- Equità fiscale e pensionistica: interventi volti a distribuire oneri e benefici in modo sostenibile per imprese e lavoratori.
- Formazione continua: programmi di aggiornamento manageriale e tecnico per accompagnare la trasformazione digitale e produttiva.
- Sicurezza sul lavoro: standard e investimenti per ridurre infortuni e garantire continuità operativa.
Per le PMI italiane questi punti significano decisioni più rapide su investimenti, maggiore capacità di competere sui mercati esteri e una minore esposizione alle fluttuazioni energetiche e normative. Al tempo stesso, la spinta sui percorsi formativi punta a colmare il divario tra competenze disponibili e quelle richieste dalle tecnologie emergenti.
Il documento, pensato per il triennio fino al 2026, vuole dialogare con il legislatore e con le parti sociali. I promotori chiedono che la discussione si trasformi in interventi misurabili, con indicatori chiari per valutare risultati su produttività, occupazione e resilienza industriale.
Nel breve periodo, l’agenda proposta potrebbe influenzare bandi pubblici, incentivi all’innovazione e contrattazioni sindacali; sul medio termine punta a modificare l’assetto competitivo del sistema produttivo nazionale. Per chi guida o lavora in una piccola o media impresa, la posta in gioco è concreta: più strumenti manageriali significano più capacità di sopravvivere e crescere in un mercato globale sempre più esigente.












