Lavoro: Gol sbarca nel carcere di Velletri e offre nuove opportunità ai detenuti

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È partita a Velletri un’operazione che prova a collegare il carcere al mercato del lavoro: il programma GOL, pensato per favorire l’occupabilità, sta sperimentando percorsi di orientamento e formazione direttamente dentro l’istituto penitenziario. L’obiettivo dichiarato è semplice ma cruciale: ridurre il rischio di recidiva offrendo competenze e contatti concreti con imprese e servizi per l’impiego.

Come funziona il progetto dentro il carcere

Il modello adottato combina più azioni: colloqui individuali, moduli formativi brevi, attività di orientamento al lavoro e iniziative di accompagnamento verso tirocini o assunzioni. L’intervento è realizzato in collaborazione fra la direzione dell’istituto, i servizi per l’impiego regionali e soggetti terzi specializzati nella formazione.

Tra le novità c’è l’integrazione di strumenti digitali per la valutazione delle competenze e la definizione di piani personalizzati, utili a collegare i profili dei detenuti alle offerte di aziende locali.

Servizi offerti — in breve

  • Colloqui di orientamento individuale e assessment delle competenze
  • Formazione tecnica e trasversale mirata alle esigenze del mercato
  • Supporto per l’elaborazione di curriculum e per il colloquio di lavoro
  • Mediazione con imprese e attivazione di tirocini o contratti di lavoro
  • Monitoraggio post-dimissione per sostenere la permanenza nel lavoro

Queste attività non sono solo pratiche: puntano anche a costruire fiducia e abitudini professionali, elementi che la letteratura penitenziaria indica come determinanti per il successo del reinserimento.

Perché questa iniziativa conta oggi

Da un lato il mercato del lavoro chiede competenze aggiornate; dall’altro le prigioni restano ambiti dove spesso mancano opportunità di formazione spendibili all’esterno. Inserire percorsi occupazionali direttamente in un istituto come quello di Velletri significa intervenire su entrambe le dimensioni.

Secondo i promotori — tra cui enti pubblici e agenzie per l’impiego come ANPAL — il progetto può ridurre costi sociali a medio termine, abbassare la recidiva e favorire il reinserimento sociale. Resta però centrale il nodo delle assunzioni: il passaggio dalla formazione al lavoro richiede la collaborazione delle imprese e misure di accompagnamento che persistano anche dopo la scarcerazione.

Ostacoli e fattori decisivi

Non mancano criticità: stigma sociale, lunghezza delle procedure amministrative per l’attivazione dei tirocini, e la necessità di programmi calibrati sui diversi profili professionali. Inoltre, l’efficacia dipende dalla continuità degli interventi — sia dentro che fuori dal carcere — e da risorse adeguate per la fase di monitoraggio.

Per capire l’impatto reale saranno utili dati su tassi di occupazione post-scarcerazione, durata dei rapporti di lavoro e percentuali di recidiva tra i partecipanti. Questi indicatori saranno decisivi per valutare se il progetto dovrà essere esteso ad altri istituti.

Il tentativo avviato a Velletri rappresenta quindi un banco di prova sulle potenzialità di politiche attive del lavoro applicate al contesto penitenziario. Se confermato dai risultati, il modello potrebbe diventare un riferimento per iniziative analoghe su scala regionale e nazionale.

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