Mostra sommario Nascondi sommario
La scelta della Regione Sardegna di aprire alla partecipazione privata negli scali isolani entra in collisione con il Piano nazionale aeroporti 2026-2035, varato dal Governo a maggio e che diventerà operativo dopo la conclusione della valutazione ambientale strategica. Il contrasto non è formale: può influire sul ruolo futuro di Cagliari nel trasporto merci e sulle strategie di integrazione tra scali previste a livello nazionale.
Divergenze di visione
Nel documento predisposto dal ministero delle Infrastrutture e dall’Enac la parola d’ordine è integrazione: si parla di creare «sistemi aeroportuali» attraverso collaborazione e coordinamento tra gestori, senza però richiedere cambiamenti della titolarità delle concessioni. La Regione Sardegna, invece, ha messo in campo un piano che punta a una partecipazione finanziaria diretta — circa 30 milioni di euro per ottenere il 9,25% di una futura holding regionale — una strada che il Pna non contempla come prioritaria.
Spiderman incassi record al botteghino: Avengers già superati
Open migliora le condizioni per gli operatori: annuncia Troncone di Adr
La divergenza non è solo tecnica. A livello locale si è aperto un confronto politico: alcune forze istituzionali sostengono l’operazione come leva per attirare capitali e modernizzare gli scali, mentre altri rappresentanti — tra cui il consigliere comunale Pino Calledda (M5S) — ritengono che l’operazione possa minare gli obiettivi fissati dal piano nazionale.
Perché conta oggi
Il PNA individua Cagliari tra gli aeroporti con potenzialità per crescere nel trasporto merci, accostandolo a scali come Malpensa e Fiumicino. La decisione regionale di procedere verso una forma di privatizzazione o di ingresso di soci privati potrebbe modificare priorità, investimenti e governance, rendendo più complessa l’attuazione delle politiche nazionali sui collegamenti e l’intermodalità.
Inoltre, poiché il piano nazionale diventerà operativo solo dopo la verifica ambientale, le mosse successive delle istituzioni regionali e dei potenziali partner privati decideranno in che misura l’allineamento con il PNA potrà essere mantenuto o verrà invece rimodulato.
Possibili effetti pratici
- Governance: cambi di partecipazione possono alterare regole decisionali e piani di sviluppo condivisi;
- Programmazione infrastrutturale: priorità negli investimenti potrebbero spostarsi, ritardando progetti concordati a livello nazionale;
- Connettività e intermodalità: l’integrazione tra trasporto aereo, ferrovia e logistico rischia di subire frizioni operative;
- Ruolo cargo di Cagliari: l’ambizione a sviluppare traffico merci potrebbe essere indebolita o ridefinita;
- Tempi decisionali: la valutazione ambientale nazionale rimane un passaggio che può favorire un confronto più ampio, ma non garantisce uniformità di scelte.
Tra gli attori della possibile operazione figurano gruppi come F2I Ligantia insieme alla Camera di commercio e alla Regione: la loro intesa definisce tempi e forme dell’ingresso privato e sarà determinante per capire se l’azione regionale potrà conciliarsi con il quadro nazionale o produrrà un effetto di disallineamento.
Il nodo principale resta politico e strategico: decidere se privilegiare un modello di gestione cooperativa tra gestori, come suggerito dal PNA, oppure puntare su partecipazioni azionarie per attrarre investimenti esterni. Le decisioni che arriveranno nelle prossime settimane chiariranno se l’operazione isolana sarà un fattore di sviluppo coordinato o un elemento di frizione rispetto alla pianificazione nazionale.












