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Il Senato ha approvato con un voto di fiducia il primo pacchetto del decreto che unisce misure sulla giustizia e sulle migrazioni: 92 sì e 63 no hanno segnato la fine del primo passaggio parlamentare, ma il testo dovrà essere convertito in legge alla Camera entro l’11 agosto, con tempi stretti. La scelta di porre la fiducia ha cancellato oltre 400 emendamenti e ricomposto alcuni contrasti nella maggioranza, lasciando però questioni aperte sul contenuto e sulle ricadute pratiche.
Cosa contiene il provvedimento
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Marcegaglia: stabilità essenziale, permangono criticità rilevanti
Il decreto, composto da 18 articoli, accorpa interventi sull’ordinamento giudiziario e sulla professione forense con norme sul sistema di asilo, i rimpatri e i controlli alle frontiere, in linea con il nuovo Patto UE su migrazione e asilo.

Tra le novità più rilevanti per il mondo professionale e giudiziario:
- Esame di Stato per gli avvocati: da tre a due prove scritte, più una prova orale, in un’unica sessione annuale.
- Proroga degli incarichi dei magistrati giudicanti nello stesso ufficio fino al 31 dicembre 2026, per ridurre vuoti d’organico e rallentamenti nelle cancellerie.
- Interventi di riorganizzazione per i giudici di pace volti a rafforzare competenze e funzionamento degli uffici locali.
- Risorse per la digitalizzazione della giustizia: 6,5 milioni per il 2026; 30 milioni annui dal 2027 al 2034; 12,5 milioni annui dal 2035 in poi.
Cosa cambia per i richiedenti protezione
Il testo rivede procedure e documentazione per chi chiede protezione internazionale: la dichiarazione di domicilio o residenza dovrà essere registrata contestualmente alla domanda e viene modificato il regime dei documenti rilasciati durante l’istruttoria.

Altre misure di rilievo:
- Il periodo in cui il richiedente non può svolgere attività lavorativa passa da 60 a 90 giorni dalla formalizzazione della domanda.
- Le procedure di esame della domanda alla frontiera diventano obbligatorie e devono chiudersi entro termini massimi stabiliti dal decreto.
- Sul trattenimento, viene ribadito il divieto di misure basate unicamente sulla nazionalità e prevista l’ampliamento delle strutture idonee, comprese quelle nelle aree di frontiera.
La fiducia ha inoltre azzerato numerose proposte di modifica arrivate dall’aula: fra queste, quelle che avrebbero permesso un uso più esteso delle intercettazioni come prova in procedimenti diversi dall’autorizzazione originaria e le richieste della Lega su permessi di soggiorno “a punti” e restrizioni ai ricongiungimenti familiari.
Perché questa votazione conta oggi
L’urgenza della conversione entro l’11 agosto impone un passaggio rapido alla Camera: l’iter breve limita il margine per ulteriori emendamenti e rende decisiva la fase parlamentare successiva. Per cittadini e professionisti le scelte contenute nel decreto possono tradursi in effetti immediati — dall’accesso al lavoro per i richiedenti asilo alle modalità di accesso alla professione legale — mentre le amministrazioni giudiziarie si preparano a una diversa gestione degli organici e degli uffici.
Di seguito, una sintesi rapida delle principali ricadute pratiche:
- Avvocati: nuovo format dell’esame di Stato; possibile impatto sui tempi di ingresso nella professione.
- Magistratura: stabilità temporanea degli incarichi per mitigare carenze di personale.
- Richiedenti protezione: più tempo prima di poter lavorare e procedure accelerate alle frontiere.
- Amministrazione: stanziamenti per la digitalizzazione ma tempi di attuazione pluriennali.
Prossima tappa: l’esame alla Camera, dove il governo dovrà mantenere i numeri per la conversione in legge entro la scadenza stabilita. Nel frattempo restano da valutare l’impatto operativo delle norme e gli eventuali ricorsi sul piano costituzionale o pratico che potrebbero emergere dall’applicazione delle nuove regole.












