L’Unione Europea si trova a un bivio: portare avanti il Green Deal mentre cresce la pressione di crisi geopolitiche e l’emergenza climatica accelera. Le conseguenze dalla guerra in Ucraina ai nuovi attacchi che colpiscono le rotte energetiche rendono urgente ripensare strategie che siano insieme ecologiche e resilienti.
Il monito è arrivato da Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, durante il convegno Adnkronos Q&A su sostenibilità tenutosi a Roma. Corazza ha sottolineato che il percorso verso la decarbonizzazione non può essere separato dalle esigenze di sicurezza e difesa economica.
Secondo il funzionario, la crisi attuale non è solo una questione di forniture o prezzi: è il segno di un nuovo contesto di conflitto multilivello. Oltre all’invasione russa dell’Ucraina, i recenti attacchi dei ribelli Houthi nella regione del Golfo hanno riacceso il rischio di interruzioni per diesel, carburante per aerei e gas, con effetti immediati sui costi e sulla logistica.
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Green Deal a rischio: cosa cambia subito per imprese e cittadini

Il Parlamento europeo ha messo in guardia su un fenomeno più esteso: la pratica della guerra ibrida non riguarda soltanto la Russia. Nella stessa analisi vengono citati comportamenti aggressivi o di destabilizzazione attribuiti a Cina, Iran e Corea del Nord. Da qui, l’esigenza di una risposta complessa e multilivello.
- Impatto energetico: interruzioni e rialzi dei prezzi per carburanti e gas possono rallentare la transizione e penalizzare famiglie e imprese.
- Supply chain: danni alle rotte commerciali o pressioni politiche su fornitori strategici mettono a rischio tecnologie verdi e materie prime.
- Sicurezza politica: attacchi ibridi erodono la capacità decisionale degli Stati membri e impongono scelte comuni più incisive.
- Politica climatica: l’urgenza di ridurre le emissioni va conciliata con misure per garantire autonomia e continuità delle forniture.
Per Corazza, la risposta è chiara: il percorso verso la transizione ecologica deve essere integrato con una maggiore autonomia strategica dell'Unione. Non si tratta di rallentare gli obiettivi climatici, ma di riprogettarne l’attuazione tenendo conto di rischi geopolitici e vulnerabilità economiche.
Questa visione implica scelte operative concrete: diversificare le fonti energetiche, rafforzare le riserve critiche, sostenere le filiere europee per tecnologie pulite e migliorare la cooperazione in materia di sicurezza informatica e difesa economica. La politica del clima diventa così anche una questione di sovranità.

Il nodo politico per Bruxelles è trasformare il Green Deal in una strategia a prova di crisi, capace di proteggere gli obiettivi climatici senza esporre l’Europa a shock esterni. Per i cittadini e le imprese, il rischio è che senza questa integrazione la transizione si traduca in costi maggiori e fragilità durature.











