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Paolo Zangrillo ha deciso di lasciare la segreteria regionale di Forza Italia in Piemonte dopo nove anni: una scelta che arriva mentre il partito è chiamato a ripensarsi in vista delle prossime sfide politiche. La mossa, annunciata ai media, apre un confronto sul rinnovamento interno e si intreccia con appuntamenti elettorali locali che potrebbero segnare la direzione futura del centrodestra.
Ministro per la Pubblica Amministrazione e fratello di Alberto Zangrillo, medico personale di Silvio Berlusconi, Paolo Zangrillo ha motivato l’addio come atto di coerenza: chi ricopre ruoli di guida, ha detto, deve mettere in pratica il cambiamento che invoca. Negli ultimi mesi aveva già sollecitato novità organizzative nel partito, pur mantenendo toni cauti nei confronti della leadership nazionale.
Il passaggio di testimone e la tempistica
La rinuncia formale verrà formalizzata al prossimo congresso regionale — ancora privo di data ufficiale ma che, secondo più osservatori, potrebbe essere convocato a breve. Zangrillo ha indicato come naturale successore il suo vice, Roberto Rosso, segnando così una continuità organizzativa sul territorio.
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Si tratta del secondo ministro di Forza Italia a lasciare la guida regionale dopo Elisabetta Casellati in Basilicata, entrambe uscite da territori ancora saldamente controllati dal partito. Il gesto, raccontano fonti vicine al ministro, sarebbe stato maturato in autonomia e non pienamente concordato con il segretario nazionale.
Tensioni e visioni diverse nel partito
Il gesto di Zangrillo è letto da più dirigenti come un tentativo di evitare l’ancoraggio esclusivo alla «roccaforte piemontese» per mantenere libertà di movimento in prospettiva nazionale: un segnale utile in vista delle prossime politiche. Allo stesso tempo, l’uscita evidenzia la persistenza di tensioni interne e una crescente frammentazione tra correnti.
Licia Ronzulli, vice presidente del Senato e figura storica di Forza Italia, ha richiamato l’urgenza di una riflessione sul calo di consensi, mentre nel partito non manca chi parla apertamente di fazioni e malumori legati a ritardi nel cambiamento promesso dalla famiglia Berlusconi.
Zangrillo ha espresso una valutazione prudente su Antonio Tajani, definendolo adatto a guidare una fase di transizione per la sua esperienza, nazionale e internazionale, ma sottolineando anche la legittimità di interrogarsi su nuove leadership e su un’apertura verso le forze più giovani del movimento.
- Fatto: Zangrillo lascerà la segreteria piemontese e proporrà Roberto Rosso come successore.
- Perché conta: segnale di rinnovamento interno e possibile preparazione a ruoli nazionali.
- Conseguenze: acuimento delle tensioni tra correnti e possibile accelerazione del congresso regionale.
- Tempistiche da seguire: suppletive in Calabria e, subito dopo, un colloquio probabile tra Tajani e Marina Berlusconi.
La posta in gioco elettorale: le suppletive in Calabria
Nel fine settimana si vota per la supplente alla Camera nel collegio di Reggio Calabria, lasciato libero da Francesco Cannizzaro, ora sindaco. La competizione a destra vede schierati Fabio Roscioli, tesoriere nazionale del partito e candidato romano, e Domenico Giannetta, ex forzista ora sostenuto da Futuro Nazionale dopo il passaggio orchestrato da Vannacci.

Nel partito si ritiene che Roscioli abbia maggiori possibilità, ma i risultati dovranno essere valutati sia per lo scarto sia per l’eventuale impatto sul quadro di alleanze locali: un test che potrebbe influenzare scelte di leadership e strategie future.
Fonti interne segnalano che, a scrutinio concluso, è probabile un incontro tra Tajani e Marina Berlusconi per fare il punto sulla situazione politica e sui prossimi passi del partito.
Cosa osservare nelle prossime settimane
Il ritiro di Zangrillo è più di un avvicendamento regionale: è un indicatore della pressione interna sul tema del rinnovamento e della necessità di tradurre i richiami al cambiamento in decisioni concrete. Gli elementi da monitorare sono chiari:
- la data e l’esito del congresso regionale in Piemonte;
- l’esito delle suppletive calabresi e i numeri emersi nei collegi locali;
- l’eventuale confronto fra la dirigenza nazionale e la famiglia Berlusconi.
Nei prossimi giorni le mosse dei protagonisti e i risultati elettorali a livello locale forniranno indizi più netti sull’orientamento del partito e sulle strategie che Forza Italia sceglierà per presentarsi all’appuntamento politico nazionale.











