Il welfare aziendale non va più considerato solo come un insieme di prestazioni accessorie: oggi è un fattore determinante per la capacità delle imprese di restare competitive e per la qualità del lavoro. Questa è la sfida emersa al Global Welfare Summit, dove si è discusso di come rendere questi strumenti più diffusi e concreti per tutti i lavoratori.
Intervenendo alla tavola rotonda intitolata “Le nuove dimensioni del valore: welfare, benessere e competenze”, Laura Di Raimondo, direttrice generale di Asstel‑Assotelecomunicazioni, ha sottolineato che il welfare deve diventare un elemento strutturale delle politiche aziendali e nazionali. Secondo Di Raimondo, è essenziale che aziende e istituzioni ripensino il ruolo del welfare come leva per creare insieme valore economico e valore sociale.
Il messaggio è semplice ma stringente: servizi di welfare efficaci favoriscono la attrazione e la fidelizzazione delle competenze, migliorano la qualità del lavoro e possono accrescere la competitività del sistema produttivo. Per raggiungere questi obiettivi, però, occorre colmare il divario che separa le grandi imprese dalle imprese di minori dimensioni, dove l’offerta è spesso più scarsa o meno strutturata.
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Perché il tema è rilevante oggi? In un mercato del lavoro in rapida evoluzione, con pressioni sui costi e nuove aspettative da parte dei lavoratori, il welfare aziendale non è più un optional ma una componente strategica delle politiche di impresa. Le decisioni prese ora avranno effetti diretti su reclutamento, produttività e coesione sociale.
Implicazioni pratiche
Le parole emerse al Summit indicano percorsi concreti, che però richiedono interventi coordinati tra imprese e istituzioni.
- Promuovere strumenti accessibili anche alle piccole e medie imprese: standard di offerta e soluzioni aggregate.
- Incentivi fiscali e normativi per rendere sostenibile l’adozione di piani di welfare a lungo termine.
- Digitalizzazione dei servizi per facilitarne la fruizione e ridurre i costi amministrativi.
- Formazione e politiche attive per collegare welfare, benessere e sviluppo delle competenze.
- Partenariati pubblico‑privati per estendere la rete di servizi sul territorio.
L’adozione diffusa di queste misure può tradursi in vantaggi tangibili: maggiore stabilità per i lavoratori, riduzione del turnover, e una migliore immagine competitiva per le imprese che investono nel capitale umano.
Resta aperta la questione delle risorse e della governance: come finanziare e monitorare sistemi di welfare che siano equi e sostenibili nel tempo? Gli interlocutori al Summit hanno richiamato la necessità di soluzioni scalabili, misurabili e rispondenti alle esigenze dei diversi settori produttivi.
In definitiva, il dibattito promosso al Global Welfare Summit offre indicazioni chiare: trasformare il welfare in una leva strategica significa ripensare modelli organizzativi, strumenti di policy e rapporti tra aziende di dimensioni diverse. La scelta di farlo, ora, avrà effetti concreti sul mercato del lavoro e sulla competitività del Paese.











