Al Global Welfare Summit 2026 il segretario generale di Manageritalia, Massimo Fiaschi, ha richiamato l’attenzione su tre aspetti chiave per ridurre il divario nel sistema di protezione sociale: la trasformazione dei bisogni, le barriere all’accesso e la scarsa informazione tra i cittadini. Il tema è urgente perché l’allungamento della vita e la crescita delle cronicità stanno già comprimendo risorse e servizi.
Intervistato da Adnkronos/Labitalia, Fiaschi ha sottolineato come il problema non sia solo economico: cambia la domanda di welfare e cambiano le modalità con cui le persone possono effettivamente usufruirne. L’equilibrio tra costi, offerta pubblica e capacità di orientamento degli utenti è al centro del dibattito in corso tra istituzioni, imprese e terzo settore.
Per capire cosa significa nella pratica, è utile isolare le tre direttrici indicate durante il summit.
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Allarme divario: Manageritalia invita a puntare su accesso, bisogni e consapevolezza

- Bisogni: l’invecchiamento e la diffusione delle malattie croniche richiedono servizi più continui e personalizzati, non solo interventi una tantum.
- Accesso: le prestazioni esistono, ma spesso sono frammentate o costose; la difficoltà è trasformare l’offerta in servizi raggiungibili per chi ne ha bisogno.
- Consapevolezza: molte persone non conoscono i propri diritti o le opportunità disponibili, con conseguente sottoutilizzo degli strumenti di welfare.
Queste tre leve non operano separatamente: ad esempio, senza informazione adeguata anche un sistema ben finanziato rischia di restare inefficace. Allo stesso tempo, trasformare l’offerta richiede risorse e decisioni politiche che tengano conto della nuova composizione demografica del paese.
Le conseguenze pratiche per i cittadini sono immediate: famiglie che si trovano a gestire cure a lungo termine, lavoratori che devono conciliare impegni professionali e assistenza, e cittadini con redditi modesti che sopportano una quota crescente dei costi sanitari e sociali. Sul piano collettivo, il rischio è una maggiore disuguaglianza nell’accesso ai servizi essenziali.
Dal versante delle soluzioni emerse al summit: si è parlato di semplificazione delle procedure, potenziamento della prevenzione e maggiore integrazione tra pubblico e privato. Tecnologie digitali e punti unici di accesso sono stati citati come strumenti per ridurre la frammentazione, ma Fiaschi ha messo in guardia sull’importanza della governance e della trasparenza nella progettazione delle misure.

In termini pratici, ecco alcune implicazioni che vale la pena considerare oggi:
- Maggior attenzione alla gestione delle cronicità per evitare ricoveri evitabili.
- Semplificazione amministrativa per rendere più rapido l’accesso a prestazioni e assegni.
- Campagne informative mirate per aumentare la conoscenza dei diritti di welfare.
- Investimenti in servizi domiciliari e in strumenti che supportino i caregiver familiari.
Il confronto al Global Welfare Summit 2026 conferma che non esiste una soluzione unica: servono interventi coordinati che considerino insieme domanda, offerta e capacità di orientamento dei cittadini. Per i decisori pubblici, il messaggio è chiaro: le scelte fatte oggi determineranno sostenibilità e equità del sistema negli anni a venire.











