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Alex Zanardi è morto la sera del 1° maggio a Padova, dove era ricoverato da tempo dopo il grave incidente del 2020. La sua scomparsa torna sotto i riflettori per l’impatto umano e simbolico che la sua storia ha avuto nello sport e nella società: perché Zanardi ha trasformato una tragedia personale in un messaggio pubblico di resilienza e speranza.
La figura di Zanardi resta legata a due passaggi chiave: la gravissima perdita delle gambe dopo il crash a Laguna Seca nel 2001 e la straordinaria rinascita sportiva che lo ha portato a dominare le gare in handbike e a diventare icona paralimpica.
Dopo l’incidente del settembre 2001, che lo privò degli arti inferiori, Zanardi affrontò un lungo percorso di chirurgia e riabilitazione. Nel tempo ha saputo riqualificare la propria immagine pubblica, arrivando a simboli visivi che hanno fissato la sua storia nell’immaginario collettivo: la celebrazione al traguardo, il sorriso a coronamento di una vittoria e la forza con cui mostrava il proprio corpo e la propria voglia di vivere.
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I traguardi sportivi e la nuova carriera nell’handbike
Prima di diventare protagonista nelle competizioni paralimpiche, Zanardi aveva raccolto successi anche negli Stati Uniti: due titoli nel CART nel 1997 e nel 1998 e una popolarità che lo portò oltre i confini delle piste.
Nel ruolo di atleta paralimpico Zanardi collezionò risultati di rilievo e contribuì a valorizzare la disciplina: tra medaglie olimpiche e mondiali, il suo palmarès e il suo impegno sono diventati riferimento per atleti e appassionati.
- Paralimpiadi: 6 medaglie (4 ori e 2 argenti) conquistate tra Londra e Rio.
- Mondiali: 10 medaglie, con 8 ori e 2 argenti.
- CART: vittorie consecutive nel 1997 e 1998.
- 2001: incidente a Laguna Seca che cambiò la sua vita sportiva e personale.
- 19 giugno 2020: il gravissimo incidente in handbike in Toscana da cui non si riprese completamente.
La sua popolarità non si è limitata ai risultati: Zanardi è stato interprete di una narrazione che ha messo al centro l’energia e la dignità, rompendo stereotipi sulla disabilità. In molte interviste ribadiva il valore di competere come strumento per riscoprire possibilità, non per rimpiangere ciò che si è perso.
Il cordoglio e i funerali
La famiglia ha annunciato che i funerali si terranno martedì 5 maggio 2026 alle ore 11 nella Basilica di Santa Giustina, in Prato della Valle a Padova. La moglie Daniela e il figlio Niccolò, in una nota, hanno ringraziato per la vicinanza ricevuta in queste ore, ricordando il “messaggio di vita” che Alex ha trasmesso.
Autorità e personalità dello sport hanno espresso cordoglio e riconoscenza per il suo esempio. Il presidente della Repubblica ha sottolineato come Zanardi sia stato punto di riferimento “dentro e fuori dallo sport”, mentre campioni come Bebe Vio hanno ricordato l’influsso personale e lo scambio umano e sportivo con lui.
Noventa Padovana, città in cui Zanardi aveva vissuto, proclamerà il giorno del funerale lutto cittadino, ha detto il sindaco Marcello Bano, che ha anche raccontato il contatto con la famiglia e l’intenzione di preservare la memoria dell’atleta nella comunità locale.
Le ultime parole prima dell’incidente del 2020
In una delle ultime interviste rilasciate prima dello scontro con un camion, Zanardi aveva spiegato il senso del suo impegno: gareggiare serve anche a non arrendersi, a mettere alla prova ciò che resta e a vedere cosa è possibile ancora costruire. Parole che, alla luce degli eventi successivi, sono state interpretate come la sintesi del suo percorso umano e sportivo.
Quel messaggio rimane oggi centrale per il ricordo pubblico: l’idea che lo sport possa essere uno strumento di inclusione e rinascita, non solo una dimensione agonistica.
Perché la sua morte conta adesso
La scomparsa di Zanardi non è solo la perdita di un campione: richiama l’attenzione su temi che restano urgenti — dalla sicurezza stradale alla tutela dei ciclisti e paralimpici, dall’accessibilità nelle pratiche sportive all’importanza della riabilitazione e del sostegno alle famiglie. La partecipazione alle esequie e la mobilitazione di istituzioni e società civile nelle prossime ore saranno una misura dell’impatto della sua storia sulla collettività.
Resta, infine, il lascito simbolico di un uomo che ha saputo trasformare la sofferenza in impegno pubblico e che ha mostrato come la competizione possa diventare strumento di riscatto: un’eredità che continuerà a essere discussa e a ispirare atleti, associazioni e cittadini.












