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Fratelli d’Italia lancia una mobilitazione nazionale contro il cosiddetto «integralismo islamico» e per vietare il velo che copre interamente il volto nei luoghi pubblici: a partire dalla prossima settimana il partito avvierà iniziative regionali e una nuova raccolta firme per una proposta di legge che punta a estendere il divieto introdotto nel decreto scuola. La mossa riaccende il confronto politico a pochi mesi dal voto, con possibili effetti sull’ordine pubblico e sui diritti di libertà religiosa.
La campagna arriva dopo l’annuncio della Lega su un pacchetto contro l’«Islam integralista», segnando una ritrovata centralità del tema nel centrodestra. I partiti della coalizione giocano ognuno le proprie iniziative, mentre il centrosinistra interpreta queste mosse come tentativi di recuperare consenso verso posizioni più nette sulla sicurezza e sull’immigrazione.
Secondo la responsabile del dipartimento immigrazione di FdI, Sara Kelany, il partito procederà rapidamente con l’iter parlamentare del disegno di legge. Kelany sostiene che la norma già inserita nel decreto scuola — che vieta il volto coperto nelle aule — debba valere in modo più ampio, per tutelare «identità e diritti» soprattutto delle minori.
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Le richieste della proposta
La campagna, battezzata nessuna resti nascosta, punta a tradurre in norme alcune istanze su ordine pubblico, diritti delle donne e controllo dei luoghi di culto. I punti principali indicati dal partito sono:

- Divieto del velo integrale in tutti i luoghi pubblici;
- Sanzioni più severe per i matrimoni combinati;
- Divieto di rilascio di certificati di verginità;
- Controlli maggiori sui luoghi di culto e trasparenza sui finanziamenti esteri;
- Possibilità di chiusura temporanea di strutture che diffondano ideologie basate su superiorità o odio.
La proposta sarà sottoposta all’esame della Camera e accompagnata da una raccolta firme nei territori per rafforzarne la legittimazione politica.
Il calendario delle iniziative
Fratelli d’Italia ha annunciato una serie di tappe in venti città per la raccolta firme e le manifestazioni pubbliche. La prima tranche comprende:

- 1 ottobre: Potenza e Matera
- 2 ottobre: Bari
- 3 ottobre: Perugia
- 8 ottobre: Roma
- 10 ottobre: Trento, Genova, Aosta, Udine, Ancona, Padova
- 16 ottobre: Tortolì, Catanzaro, Campobasso
- 17 ottobre: Pescara
- 18 ottobre: Palermo
- 23 ottobre: Bologna e Firenze
- 24 ottobre: Torino
- 27 ottobre: Napoli
- 20 novembre: Milano
La tappa milanese, secondo esponenti del partito come Riccardo De Corato, assume particolare importanza per la presenza di una consistente comunità musulmana e per presunte irregolarità nella diffusione di luoghi di culto non autorizzati, una condizione che, a loro avviso, avrebbe favorito tensioni sociali.
Queste affermazioni sono riportate dai promotori della campagna e non costituiscono verifica giudiziaria: si tratta di elementi che, se confermati, potrebbero alimentare procedimenti amministrativi e controlli più stringenti da parte delle autorità.
Perché la questione è rilevante
La proposta tocca nodi sensibili: libertà religiosa, tutela dei minori, ordine pubblico e rapporto con comunità migranti. Sul piano istituzionale la misura rischia di aprire contenziosi costituzionali, mentre sul piano sociale può intensificare il dibattito pubblico e creare tensioni locali.
Nei prossimi giorni sarà importante seguire due sviluppi: l’esito della raccolta firme e l’effettiva calendarizzazione del provvedimento in Parlamento, oltre alle reazioni delle autorità religiose e delle organizzazioni per i diritti civili, che potrebbero mettere in discussione la compatibilità della proposta con obblighi internazionali e principi costituzionali.











