La chiusura dei Giochi Invernali Milano Cortina 2026 ha trasformato l’Arena di Verona in un grande palcoscenico nazionale: una cerimonia che ha mescolato musica, teatro e artigianato, e che lascia tracce concrete sulla visibilità internazionale dell’evento e sulle future modalità di organizzazione olimpica. Perché conta oggi: ha mostrato come la cultura e la sostenibilità possano diventare parte integrante della narrazione sportiva e ha fissato nuovi standard per le edizioni distribuite dei Giochi.
La serata, durata circa due ore e mezza, si è svolta nello storico anfiteatro che per la prima volta, essendo sito UNESCO, ha ospitato una cerimonia olimpica. Sul palco sono saliti artisti e interpreti che hanno cercato di ricostruire in scena un’Italia a più facce, dal paesaggio alpino alle isole lagunari.
La regia e la scenografia – curate dall’Agenzia Filmmaster con la direzione artistica di Alfredo Accatino – hanno puntato su materiali naturali e tecnologia: oltre 10.000 lampade a LED, strutture in legno e un ascensore scenico sono stati utilizzati per ridurre l’impatto ambientale dell’allestimento.
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La platea e il palco hanno ospitato anche le più alte cariche istituzionali presenti in città: la premier Giorgia Meloni, il vicepresidente Matteo Salvini, il ministro Andrea Abodi e i presidenti delle Camere, oltre a rappresentanti regionali come Luca Zaia, Attilio Fontana e altri governatori.
| Voce | Dettaglio |
|---|---|
| Luogo | Arena di Verona (sito UNESCO) |
| Durata | Circa 2 ore e 30 minuti |
| Direzione artistica | Alfredo Accatino |
| Produttore | Agenzia Filmmaster |
| Elementi di sostenibilità | LED, scenografie in legno, soluzioni scenotecniche a basso impatto |
| Momenti chiave | Ingresso della Fiamma in ampolla di vetro realizzata da Lino Tagliapietra; tributi lirici; passaggio del testimone per i Giochi 2030 |
Lo spettacolo si è aperto con un breve pezzo che richiamava la grande tradizione lirica italiana, affidato anche alla verve narrativa di Francesco Pannofino. Un’apparizione scenica ha ripreso motivi operistici classici, con riferimenti visivi che hanno collegato l’anfiteatro al vicino Teatro Filarmonico.
La struttura scenica ha alternato momenti intimi e sequenze corali: il coro dell’Arena e la tromba di Paolo Fresu hanno introdotto l’esecuzione dell’inno nazionale al passaggio della bandiera, mentre la fiaccola olimpica è stata esposta in una ampolla di vetro soffiato dal maestro muranese Lino Tagliapietra.
La cerimonia ha voluto anche valorizzare il volontariato: un omaggio è stato dedicato ai 18.000 volontari presenti ai Giochi, rappresentati simbolicamente dal novantenne Mario Gargiulo, testimone diretto di Cortina 1956, sulle note elettroniche di Gabry Ponte.
Il balletto ha avuto un momento centrale quando Roberto Bolle è riapparso in scena per la coreografia intitolata “Water Cycle”, un quadro che richiamava il ciclo dell’acqua con una scenografia in movimento, gondole e immagini di laguna. Joan Thiele ha proposto una versione delicata de “Il mondo”, inserendo una parentesi pop tra i brani sinfonici e le colonne sonore cinematografiche.
- Ingresso della Fiamma: portata da quattro leggende dello sci di fondo (De Zolt, Vanzetta, Fauner, Albarello).
- Portabandiera azzurri: i campioni Davide Ghiotto e Lisa Vittozzi.
- Passaggio della bandiera: ai rappresentanti delle regioni alpine francesi, con l’esecuzione della Marsigliese.
- Chiusura musicale: un finale crossover con Major Lazer e Achille Lauro.
Nel comizio conclusivo Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina, ha riassunto il senso dell’evento sottolineando la promessa mantenuta dall’Italia, mentre Kirsty Coventry, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, ha parlato di un “nuovo standard” per i Giochi distribuiti, rimarcando la valenza sperimentale dell’edizione 2026.
Il braciere è stato spento contemporaneamente a Milano e a Cortina d’Ampezzo mentre la pianista veneta Gloria Campaner accompagnava il commiato. Quasi a sorpresa, il personaggio di Rigoletto è tornato in scena per un ultimo spettacolare finale che ha miscelato opera, costume e produzioni contemporanee prima che le luci si abbassassero definitivamente.
Per il pubblico e per gli organizzatori resta la sfida di trasformare il racconto mediatico in eredità concreta: infrastrutture sostenibili, rilancio turistico dei territori e modelli organizzativi replicabili in futuro sono le poste in gioco che questa cerimonia ha voluto mettere al centro.












