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Una raccolta firme sta cercando di trasformare l’accesso alla salute mentale in servizio pubblico diffuso: la campagna “Diritto a stare bene” vuole promuovere una legge di iniziativa popolare per creare una rete di servizi psicologici gratuiti e presenti nei luoghi della vita quotidiana. Il tema è stato al centro dell’intervento di Elisabetta Camussi, psicologa sociale e membro del comitato scientifico della campagna, durante la tappa romana dell’iniziativa di Coop contro le diseguaglianze di genere.
La proposta, spiegano gli organizzatori, nasce dalla necessità di superare barriere economiche e logistiche che tengono molti cittadini lontani dall’aiuto professionale. In pratica si tratta di integrare prestazioni psicologiche nel tessuto dei servizi pubblici, con presenza capillare nelle scuole, nei centri di quartiere e nelle strutture socio-sanitarie.
Il ruolo dell’educazione alle relazioni
Coop ha legato il progetto a un lavoro di ricerca sulla formazione relazionale: famiglie e operatori hanno indicato chiaramente quali figure professionali dovrebbero guidare questo tipo di interventi. Secondo i risultati condivisi sul palco romano, la scelta ricade principalmente sui professionisti della psicologia.
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Camussi ha sottolineato come la preferenza delle famiglie non sia casuale: si cerca competenza clinica ma anche capacità di operare in contesti educativi e comunitari, dove la prevenzione e la promozione del benessere possono produrre effetti duraturi.
- Accessibilità: servizi gratuiti e diffusi sul territorio per ridurre le barriere economiche;
- Contesto quotidiano: interventi presenti in scuole, centri sociali e servizi territoriali;
- Formazione relazionale: attenzione all’educazione alle relazioni come strumento preventivo;
- Professionisti: le famiglie individuano gli psicologi e le psicologhe come figure di riferimento;
- Strumento legislativo: percorso tramite legge di iniziativa popolare per obbligare politiche pubbliche più strutturate.
La tappa romana si è svolta nella Galleria Alberto Sordi il 12 giugno, all’interno della campagna nazionale di Coop denominata “Close the Gap”. L’evento ha voluto mettere in relazione il tema della salute mentale con le disuguaglianze di genere, evidenziando come l’accesso alle cure influisca in modo diverso su uomini e donne.
Perché questa proposta conta ora: l’aumento delle richieste di supporto psicologico negli ultimi anni ha messo in luce limiti organizzativi del sistema sanitario e una domanda di prevenzione che spesso resta insoddisfatta. Spostare l’asse su servizi pubblici diffusi significa puntare sulla riduzione dei fattori di rischio e sul sollievo per chi già fatica ad accedere alle cure.
Implicazioni pratiche e ostacoli
Realizzare una rete pubblica comporta sfide concrete: finanziamento stabile, coordinamento tra servizi sanitari ed educativi, definizione dei profili professionali e percorsi di formazione adeguati. Senza questi elementi, avvertono gli esperti, il rischio è di generare aspettative non sostenibili.
Allo stesso tempo, l’iniziativa apre un dibattito utile: quale peso dare alla prevenzione rispetto alla cura? Come assicurare omogeneità territoriale? E soprattutto, come trasformare una raccolta firme in provvedimento effettivo? Sono domande che la campagna intende portare nelle istituzioni, chiedendo risposte concrete.
Il fronte organizzativo del comitato promotore ora punta a consolidare la base di adesioni e a definire passaggi normativi chiari: il successo della proposta dipenderà tanto dalla capacità di raccogliere consensi quanto dalla disponibilità delle istituzioni a tradurre l’idea in politiche pubbliche strutturate.










