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Il ballottaggio di Vigevano si presenta avvolto dall’incertezza: alleanze frammentate, appelli al voto di protesta e il rischio che un calo dell’affluenza decida le sorti della città più popolosa chiamata alle urne in Lombardia. L’esito determinerà se il centrosinistra riuscirà a riconquistare il municipio dopo decenni di dominio del centrodestra.
Primo turno e sondaggi di fatto
Al primo turno la favorita è risultata Rossella Buratti, sostenuta dall’area del centrosinistra, con circa il 34% delle preferenze; al secondo posto si è piazzato Paolo Previde Massara con poco più del 24%. Dietro di loro hanno ottenuto consensi rilevanti due candidati di area opposta, che però non passeranno al secondo turno.
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Il dato che più pesa sul futuro della competizione è la frammentazione dell’elettorato di centrodestra: partiti e movimenti che in passato hanno raggiunto percentuali nettamente superiori appaiono divisi, con ricadute concrete sul risultato finale.
Una tornata che può cambiare equilibri
Vigevano era praticamente una roccaforte del centrodestra dagli anni 2000: dopo due mandati di amministratori forzisti e sedici anni sotto la guida della Lega, il territorio oggi sembra scosso da una perdita di consenso per il Carroccio. L’ultima amministrazione ha inoltre subito un contraccolpo reputazionale per l’indagine che ha coinvolto l’ex sindaco, impedendone la ricandidatura.
La débâcle della Lega (ferma a una quota significativamente inferiore rispetto alle precedenti consultazioni) e l’eliminazione di un candidato sostenuto da più forze moderate ha lasciato spazio a manovre di posizionamento che potrebbero essere decisive al ballottaggio.
Il ruolo dei candidati esclusi e l’appello al voto
Un elemento di difficile previsione è rappresentato dall’appello rivolto ai suoi elettori da uno dei candidati esclusi, che ha invitato a preferire la scheda bianca o il voto nullo, rifiutando di sostenere apertamente un pretendente. Tale scelta può ridurre ulteriormente la partecipazione o deviare consensi in modo non lineare.
Altre forze politiche hanno preferito non imporre indicazioni vincolanti: alcune hanno lasciato libertà di voto, mentre altre — in particolare Fratelli d’Italia — hanno invece espresso un chiaro sostegno a Previde Massara richiamando priorità programmatiche come la sicurezza urbana.
- Rossella Buratti (centrosinistra) — circa 34%: favorita ma ancora distante dalla maggioranza assoluta.
- Paolo Previde Massara (centrodestra moderato) — circa 24%: punta al recupero con il sostegno di alcuni partiti di destra.
- Candidato indipendente sostenuto da un ex generale — 14%: ha chiesto di votare scheda bianca al ballottaggio.
- Forza politica legata alla Lega — circa 9%: crollo rispetto alle consultazioni precedenti; la divisione interna riduce il peso dello schieramento.
Cosa cambia per i vigevanesi
Per gli elettori locali la posta in gioco non è solo simbolica: il nuovo sindaco indirizzerà scelte su sicurezza, servizi e piano urbanistico in una città con forti esigenze di rigenerazione. La capacità dei candidati di aggregare voti oltre il proprio bacino di riferimento sarà determinante.
La partita rimane aperta anche per ragioni pratiche: se la partecipazione dovesse calare, pochi voti in più o in meno potrebbero ribaltare il risultato, rendendo ogni endorsement e ogni strategia di mobilitazione elettorale particolarmente rilevante.
Nei prossimi giorni il confronto si concentrerà su come i partiti orienteranno i loro elettori e su quanto gli appelli al voto di protesta incideranno sulla mobilitazione. Per chi segue la campagna, il vero banco di prova sarà la capacità dei candidati di convertire il consenso di lista in voti effettivi al seggio.











