La tappa romana della campagna di Coop sul tema della differenza di genere ha messo al centro una questione pratica e urgente: senza strumenti per comprendere e gestire le relazioni, tanto i più giovani quanto gli adulti rischiano di restare senza dialogo. Il 12 giugno, nella Galleria Alberto Sordi, l’iniziativa ha riunito associazioni e stakeholder per ragionare su come prevenire il deterioramento dei rapporti interpersonali intervenendo sulle radici del problema.
La presidente di Coop Italia, Maura Latini, ha spiegato che l’azione del gruppo punta a favorire confronti che partano dall’educazione e dalla consapevolezza emotiva, più che da interventi emergenziali. In altre parole, secondo Latini, cambiare il modo in cui si costruiscono e si coltivano le relazioni è la strada più efficace per ridurre tensioni e discriminazioni.
L’appuntamento, intitolato “Una piazza per parlare di educazione alle relazioni”, ha rappresentato una tappa del percorso quinquennale della campagna Close the Gap, che cerca di mettere in rete realtà associative, istituzioni e cittadini per promuovere politiche di uguaglianza.
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Perché questo tema conta oggi: la mancanza di competenze relazionali si traduce in impatti concreti — dalle dinamiche familiari ai contesti scolastici e lavorativi — e condiziona la capacità di riconoscere e superare stereotipi di genere. Intervenire ora può incidere sulle generazioni future e sulle politiche locali.
Alla Galleria Alberto Sordi sono intervenuti rappresentanti di associazioni, educatori e attori della società civile che in questi anni hanno collaborato con Coop. Sul palco si è discusso sia di esperienze pratiche sia di possibili linee di azione condivise per diffondere strumenti di educazione affettiva.
- Obiettivo educativo: potenziare competenze emotive e di dialogo fin dall’infanzia.
- Rete territoriale: coinvolgimento di associazioni locali per modalità di intervento sostenibili.
- Continuità: trasformare iniziative episodiche in percorsi stabili di formazione.
- Impatto sociale: riduzione delle discriminazioni legate a ruoli di genere attraverso strumenti preventivi.
Nel corso dell’incontro sono emerse proposte concrete: moduli formativi per scuole, spazi di ascolto per famiglie, percorsi di aggiornamento per operatori sociali. Alcune associazioni hanno illustrato progetti pilota già avviati, con dati preliminari sui benefici in termini di comunicazione e gestione dei conflitti.
Non si è parlato solo di pratiche ma anche di misurazione dei risultati: intervenire sull’educazione alle relazioni richiede indicatori condivisi per valutare efficacia e scalabilità delle iniziative, soprattutto se integrate nelle politiche pubbliche.
Per la campagna Close the Gap il passo successivo sarà consolidare le collaborazioni attivate a Roma e tradurre i dibattiti in percorsi replicabili sul territorio. Il nodo resta costruire strumenti che funzionino su larga scala, senza perdere il legame con le comunità locali.
La discussione di domenica a Roma ha sollevato una sfida ampia: trasformare la consapevolezza in pratica quotidiana, perché migliorare le relazioni personali significa incidere sulla qualità della vita collettiva e sulla capacità delle istituzioni di rispondere ai bisogni delle nuove generazioni.











