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La parità tra donne e uomini torna sotto i riflettori dopo la tappa romana della campagna di Coop “Close the Gap”: l’evento del 12 giugno nella Galleria Alberto Sordi ha acceso il dibattito sulla prevenzione della violenza di genere e sul ruolo dell’educazione tra i più giovani. Il tema assume urgenza pratica: decisioni prese oggi influiranno su sicurezza, salute e opportunità delle nuove generazioni.
All’incontro è intervenuto Gino Cecchettin, della Fondazione Giulia Cecchettin, che ha invitato a considerare la parità non come un obiettivo di pochi ma come un impegno collettivo. Secondo Cecchettin, la società sta maturando una maggiore consapevolezza grazie anche all’impegno crescente delle imprese nel promuovere politiche e iniziative di genere.
Perché conta adesso
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Parità di genere: cresce la consapevolezza nelle scuole, rileva Fondazione Cecchettin
Negli ultimi anni si è amplificato il confronto pubblico su educazione affettiva e prevenzione: studi internazionali indicano che percorsi scolastici e comunitari ben strutturati possono contribuire a ridurre episodi di abuso e femminicidi. L’attenzione si concentra soprattutto su interventi precoci rivolti ai giovani, dove la formazione può modificare atteggiamenti e comportamenti a lungo termine.
La presenza di aziende come Coop in campagne pubbliche indica inoltre un cambiamento di strategia: non più solo comunicazione, ma progetti con ricadute concrete nelle scuole e nei servizi territoriali. Questo sposta la discussione dalle parole alle pratiche e pone la domanda su come misurare l’efficacia di tali iniziative.
Cosa significa per la popolazione e per le istituzioni
Le implicazioni pratiche toccano diversi ambiti: dall’organizzazione scolastica alle politiche del lavoro, fino alla sanità e ai servizi sociali. Attuare percorsi di educazione sessuo-affettiva significa anche creare reti di supporto efficaci per chi subisce violenza e migliorare la capacità di prevenzione a livello locale.
- Scuole: inserire moduli e attività che favoriscano il rispetto reciproco e la gestione dei conflitti.
- Aziende: investire in formazione interna e collaborazioni territoriali per diffondere buone pratiche.
- Istituzioni: sostenere programmi valutabili nel tempo e destinare risorse a interventi preventivi.
- Comunità: rafforzare servizi di ascolto e percorsi di supporto per giovani e famiglie.
Le parole di Cecchettin hanno richiamato l’attenzione sul fatto che la strada è lunga e costellata di ostacoli, ma che esistono già evidenze che il lavoro mirato produce risultati. Ha sottolineato la necessità di un approccio coordinato tra terzo settore, imprese e istituzioni per tradurre sensibilità pubblica in azioni concrete.
Al di là degli annunci, la sfida resta trasformare iniziative episodiche in politiche stabili e replicabili: monitoraggio, raccolta dati e valutazione degli impatti saranno elementi decisivi per capire se le misure adottate stanno effettivamente riducendo la violenza di genere e migliorando il benessere dei giovani.
L’evento romano conferma che il tema è entrato nella sfera pubblica con maggiore determinazione. Ora la palla passa a scuole, amministrazioni locali e imprese: se sapranno coordinarsi, gli effetti positivi potrebbero manifestarsi già nei prossimi anni.











