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Oggi a Roma, durante il convegno “Dialoghi sull’Innovazione accessibile – Innovaction” promosso da GSK e Adnkronos con il patrocinio di Farmindustria, il ministero degli Esteri ha presentato un piano coordinato per spingere le imprese italiane del settore farmaceutico e delle scienze della vita sui mercati esteri. L’iniziativa punta a trasformare la capacità produttiva e di ricerca nazionale in opportunità concrete di export e attrazione di investimenti internazionali.
Un tavolo permanente per il sistema biotech
Il Ministero degli Affari Esteri, con il supporto dell’Agenzia ICE e il coinvolgimento di ministeri come quello del Lavoro e della Salute, ha costituito un gruppo di lavoro dedicato all’internazionalizzazione delle imprese italiane attive in biotecnologie e scienze della vita. Al suo interno partecipano anche le associazioni di categoria e agenzie tecnologiche.
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Il gruppo non si limita a censire realtà nazionali — dalle startup alle grandi aziende — ma definisce ogni anno la strategia italiana per la partecipazione ai principali eventi internazionali del settore, dalle fiere biotech ai congressi pharma. L’obiettivo dichiarato è ottimizzare la visibilità del sistema paese e favorire sinergie tra imprese e istituzioni estere.
Sostegno alle startup e nuovo ufficio dedicato
Tra le misure più recenti c’è la creazione di un ufficio specifico per le filiere industriali innovative all’interno della Farnesina, pensato per accompagnare le startup nella fase di internazionalizzazione. Il settore farmaceutico, spiegano i referenti istituzionali, è uno dei pilastri dell’export italiano e continua a registrare una crescita nonostante le complessità del contesto globale.
Secondo i dati più aggiornati al 2025, l’Italia si colloca tra i protagonisti europei nel pharma e nel biotech, con potenzialità da valorizzare sul fronte dell’innovazione e dell’attrazione di capitali stranieri.
Fattori che aumentano l’attrattività
L’appeal per gli investitori internazionali passa da un ecosistema integrato: competenze specialistiche, facilità di finanziamento della ricerca e collaborazione efficace tra pubblico e privato. Questi elementi, insieme a politiche mirate, costituiscono la base su cui costruire nuovi insediamenti e partnership estere.
Negli ultimi mesi il Paese ha registrato due inserimenti significativi di startup della Silicon Valley nel comparto pharma/biotech: una realtà focalizzata sulla longevità e un’altra che applica intelligenza artificiale alla scoperta di farmaci. Sono segnali concreti che la strategia italiana sta cominciando a dare risultati sul campo.
- Mappatura e promozione: identificare aziende e posizionarle nei forum internazionali più rilevanti.
- Supporto alle startup: servizi dedicati per accelerare l’accesso ai mercati esteri.
- Ricerca e dati: favorire l’uso di dati sanitari anonimizzati per sperimentazioni cliniche e sviluppo di nuovi farmaci, nel rispetto della privacy.
- Attrazione di investimenti: incentivi e percorsi per rendere più semplice l’insediamento di player esteri in Italia.
La strategia appare dunque duplice: rafforzare le imprese italiane già presenti sui mercati e, contemporaneamente, rendere l’Italia una destinazione attrattiva per nuovi investimenti esteri nel biotech e nel pharma. Per i territori e per il mondo della ricerca questo significato è immediato: nuovi progetti, opportunità occupazionali e potenziali collaborazioni internazionali.
Nei prossimi mesi sarà importante monitorare come si traducono in risultati concreti le partecipazioni alle fiere e le azioni di attrazione: i segnali finora raccolti indicano una direzione chiara, ma la sfida resta allineare risorse, normative e capacità di ricerca per trasformare le promesse in crescita sostenibile.











