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Per la prima volta dalla fondazione, il Festival di Cannes rischia di non avere un film italiano in concorso: un’assenza che fa discutere e pone interrogativi immediati sullo stato dell’industria cinematografica nazionale. È una questione che va al di là dell’orgoglio culturale: consegne, selezioni e risorse pubbliche sono ora sotto la lente.
Thierry Frémaux, direttore artistico della kermesse, ha smorzato la tensione invitando a non drammatizzare; resta però evidente che l’assenza italiana amplifica il dibattito su finanziamenti e rappresentanza internazionale.
Perché questa assenza importa oggi
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L’assenza di un titolo italiano in concorso non è solo simbolica: pesa sulle opportunità di visibilità per autori e attori, influisce sulla circolazione internazionale dei film e diventa argomento politico nel momento in cui il governo rivede i fondi al comparto. Se il Festival è da sempre vetrina e moltiplicatore di opportunità commerciali, questa edizione mette in luce fragilità che hanno conseguenze dirette per professionisti e mercato.
Occorre però un giudizio sfumato: non tutti i film usciti negli ultimi mesi avrebbero avuto la forza per la Croisette, e alcune scelte passate di Cannes (anche nella sezione Un certain regard) hanno dimostrato che la selezione francese non sempre cattura l’intera produzione italiana.
Possibili sviluppi dell’ultima ora
Frémaux ha lasciato aperta la porta a eventuali inserimenti dell’ultimo minuto in concorso. Al centro delle speculazioni c’è il nuovo film di Nanni Moretti, Succederà questa notte, tratto da Legami di Eshkol Nevo e interpretato, tra gli altri, da Jasmine Trinca e Louis Garrel. Moretti gode di grande considerazione in Francia: se venisse ufficializzato, l’ingresso del suo film attenuerebbe la polemica sull’assenza italiana.
Un altro possibile canale di salvezza è la tradizionale programmazione parallela: la Quinzaine des Réalisateurs e altre sezioni collaterali spesso accolgono opere che non figurano in selezione ufficiale, offrendo comunque una piattaforma internazionale.
Chi c’è, cosa vedere
La line-up ufficiale propone nomi e titoli di richiamo, con presenze attese sia tra i grandi autori che tra i giovani talenti.
- Pedro Almodóvar è in gara con Amarga navidad, ritratto di registi alle prese con crisi creative.
- Lucas Dhont porta Coward, ambientato nella Prima guerra mondiale; il regista è una scoperta recente del festival.
- Asghar Farhadi firma Storie parallele, con un cast francese di primo piano (tra cui Catherine Deneuve e Isabelle Huppert).
- Pawel Pawlikowski torna con Fatherland, un intenso bianco e nero che esplora il legame di Thomas Mann con la figlia.
- Tra i ritorni, Cristian Mungiu; tra le novità, film come Karma di Guillaume Canet e il progetto di Rodrigo Sorogoyen con Javier Bardem.
La competizione si apre martedì 12 maggio con La Venus électrique di Pierre Salvadori, una commedia amara su perdita, illusioni e incontri inattesi; la cerimonia di chiusura e la proiezione della Palma d’oro sono previste per sabato 23 maggio.
Oltre il concorso: omaggi e ospiti
Il festival riserva spazio anche a tributi e onorificenze: sono previste Palme d’onore a figure internazionali, masterclass e film fuori concorso firmati da nomi come John Travolta (al debutto da regista) e Ron Howard. Non mancano titoli più ecclettici, tra cui opere che ritraggono figure iconiche della cultura pop e del cinema.
Per l’Italia, invece, le presenze si riducono a sporadici contributi: lo scrittore Erri De Luca appare nel cast di A Woman’s Life di Charline Bourgeois-Tacquet, mentre Roma elastica di Bertrand Mandico — un omaggio agli anni ’80 girato in parte a Cinecittà con interpreti italiani come Isabella Ferrari e Ornella Muti — non è in concorso.
Che cosa significa per il cinema italiano
Se la mancanza di titoli in gara fosse confermata, il messaggio sarebbe duplice: da una parte la necessità di migliorare rete produttiva e strategie di visibilità all’estero; dall’altra, un possibile effetto sulle politiche di finanziamento che giustificano una valutazione più ampia e meno reazionaria sullo stato dell’industria.
In breve: l’assenza alla Croisette è un campanello d’allarme, ma non il verdetto definitivo sulla qualità del cinema italiano. Resta fondamentale seguire gli sviluppi dei giorni prossimi, in particolare eventuali inserimenti last minute e la programmazione delle sezioni parallele.
La prossima settimana dirà se l’Italia riuscirà a farsi sentire anche quest’anno o se dovrà aspettare un altro giro per ritrovare la propria scena al centro della ribalta internazionale.











