Il governo e l’industria farmaceutica tornano a confrontarsi sul futuro della produzione e dell’innovazione in un momento chiave per la filiera: la dipendenza da paesi extra‑UE per i principi attivi e i tempi di accesso alle terapie sono al centro del dibattito, con possibili ricadute su lavoro, export e assistenza ai pazienti. A Roma, durante un dibattito pubblico, è stato ribadito che la nuova legge delega punta proprio a intervenire su questi nodi.
A intervenire è stato Luciano Ciocchetti, vicepresidente della XII commissione Affari sociali della Camera per Fratelli d’Italia, che al termine dell’evento ha sottolineato l’importanza del settore farmaceutico per l’economia nazionale. Secondo Ciocchetti, il comparto sostiene in modo decisivo le esportazioni italiane e richiede misure per rafforzare la produzione locale.
Cosa mira a cambiare la legge delega
Nel corso dell’incontro “Dialoghi sull’innovazione accessibile – Innovaction”, promosso da GSK e Adnkronos con il patrocinio di Farmindustria, gli interventi hanno evidenziato gli obiettivi pratici della normativa in discussione. Tra le priorità indicate dai partecipanti emergono elementi tecnici ma con impatto concreto sui cittadini.
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- Snellire le procedure autorizzative per accelerare l’arrivo di nuove terapie sul mercato;
- Ridurre il payback e le forme di rientro che gravano sulle aziende e, indirettamente, sul sistema sanitario;
- Incentivare gli investimenti delle imprese farmaceutiche in Italia, per aumentare la filiera produttiva nazionale;
- Promuovere il ritorno in Europa della produzione dei principi attivi, con l’obiettivo di limitare la dipendenza da Cina e India;
- Rafforzare il ruolo dell’innovazione nella sanità, mantenendo equilibrio tra rapidità di accesso e sicurezza dei pazienti.
Queste misure non sono solo tecnicismi parlamentari: incidono su quanto rapidamente i pazienti possono avere accesso a nuove cure, sulla competitività delle imprese italiane all’estero e sulla capacità del Paese di gestire crisi di fornitura. Spostare parte della produzione dei principi attivi in Europa significherebbe anche una maggiore autonomia strategica in caso di shock internazionali.
L’incontro romano — focalizzato sull’innovazione in ambito sanitario e organizzato con il patrocinio di Farmindustria — ha messo attorno allo stesso tavolo istituzioni, imprese e media. Secondo Ciocchetti, dialoghi di questo tipo servono a consolidare le scelte politiche e a indirizzare gli investimenti verso attività ad alto valore aggiunto.
Resta ora da vedere come la legge delega verrà tradotta in provvedimenti concreti e quali misure di accompagnamento saranno previste per sostenere la ricollocazione produttiva sul territorio nazionale. Nel frattempo il tema rimane di stretta attualità: una riforma efficace potrebbe accelerare l’accesso alle terapie e rafforzare la filiera industriale italiana, con effetti tangibili su occupazione ed export.












