Innovazione accessibile sotto esame: gli esperti lanciano l’allarme su salute e Pil

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Portare l’innovazione sanitaria nelle mani dei cittadini non è più un’opzione: è una priorità economica e strategica. A Roma, il confronto promosso da Adnkronos e Gsk con il patrocinio di Farmindustria ha messo in luce perché oggi velocizzare l’accesso alle nuove cure influisce direttamente su lavoro, crescita e posizione geopolitica dell’Italia.

All’incontro — che ha riunito istituzioni, aziende e esperti — è emerso un punto chiave: un’innovazione vale davvero solo se si traduce in prestazioni erogate in tempo utile. Per il Paese questo significa meno malattie croniche non gestite, minori ricoveri e più produttività economica.

Perché conta ora

La disputa tecnologica tra Stati Uniti e Cina rende il settore farmaceutico una leva di sovranità industriale oltre che sanitaria. Investire in ricerca e produzioni avanzate non rafforza soltanto i sistemi sanitari: costruisce posti di lavoro qualificati, attira capitali esteri e aumenta la resilienza della filiera nazionale.

Nel dibattito è stata ricordata anche l’iniziativa legislativa italiana guidata dal sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, pensata per rafforzare la filiera farmaceutica e rendere il Servizio sanitario nazionale più sostenibile nel medio periodo.

Dati chiave: l’impatto economico dell’innovazione

  • Economia della salute in Europa: 1,5 trilioni di euro di valore aggiunto, pari al 3,3% del Pil.
  • Spesa R&S farmaceutica: circa 55 miliardi di euro in Europa; principali paesi investitori: Regno Unito 10,2 mld, Germania 9,9 mld, Svizzera 9,2 mld, Italia 2,0 mld.
  • Italia: seconda in Europa per valore di produzione dopo la Germania, con 411 aziende, 56 miliardi di valore di produzione e un impatto occupazionale complessivo vicino a 950.000 addetti.
  • Ritorno economico: ogni euro investito in salute genera tra 2 e 4 euro di Pil.

Questi numeri spiegano perché la salute è anche una politica industriale: chi investe oggi in R&S e capacità produttiva si prepara a guidare mercati ad alta intensità tecnologica domani.

Accesso alle terapie: dove l’Italia è indietro

Un nodo pratico è il tempo che intercorre tra l’approvazione di un medicinale e il suo effettivo impiego nel sistema sanitario. A livello europeo si registrano forti differenze: la Francia riesce a organizzare percorsi di accesso molto più rapidi e strutturati, con tempistiche medie di circa 80 giorni dalla richiesta; la media per altri prodotti, calcolata rispetto alla registrazione Ema, supera i 500 giorni. L’Italia si trova in mezzo: intorno ai 424 giorni.

Il gap temporale non è solo una questione burocratica: ritardi prolungati si traducono in più malattia, maggiori spese per ospedalizzazioni e costi socio-economici che gravano sulle famiglie e sulle imprese.

Il contributo dell’industria: il caso Gsk

Nel corso del convegno è stato presentato il peso industriale di Gsk in Italia: due centri di ricerca e due stabilimenti riconosciuti come eccellenze a Siena e Parma. Complessivamente l’occupazione diretta è di circa 4.200 persone, che salgono a quasi 9.000 contando l’indotto.

Voce Valore 2024
Investimenti in produzione e ricerca 324 milioni di euro
Investimenti in R&S 172 milioni di euro
Studi clinici condotti in Italia 88
Valore aggiunto totale (diretto, indiretto, indotto) 1.065 milioni di euro
Quota export del fatturato ~1/3

Il sito di Parma è stato evidenziato come uno degli hub più avanzati per la produzione di anticorpi monoclonali e di piattaforme per anticorpi coniugati a farmaco (ADC), con laboratori bioanalitici e impianti pilota che collegano ricerca e produzione su scala industriale.

Cosa serve per trasformare l’innovazione in accesso

Gli esperti presenti hanno indicato alcuni passaggi necessari per passare dalle buone intenzioni ai risultati concreti:

  • adeguare i percorsi organizzativi del Servizio sanitario alle nuove terapie, ripensando presa in carico e modelli di cura;
  • armonizzare criteri europei di valutazione e premialità per sostenere ricerca e produzione sul territorio;
  • snellire i processi autorizzativi e di negoziazione per ridurre i tempi di accesso ai medicinali;
  • attrarre investimenti qualificati puntando su competenze e infrastrutture industriali.

Nel breve termine queste azioni significano risparmi per la spesa pubblica e maggiore efficienza; sul medio-lungo periodo, una posizione più solida nelle catene globali del valore e posti di lavoro ad alta specializzazione.

Il confronto romano ha ribadito un messaggio semplice ma urgente: per ottenere benefici reali da ricerca e innovazione servono regole e strutture che consentano di portare rapidamente nuove cure ai pazienti. Senza questo anello di congiunzione, l’investimento in scienza rimane potenziale non realizzato.

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